Non si fermano le indagini sul caso di Yara Gambirasio, la ginnasta di Brembate di Sopra uccisa cinque anni fa; un giallo ancora irrisolto. L'unica persona accusata di avere assassinato la tredicenne è Massimo Bossetti, quarantaquattrenne carpentiere di Mapello, che si trova in carcere dal giugno del 2014. Il muratore si è però dichiarato sempre innocente, anche se l'esame del Dna sembrava averlo incastrato definitivamente. Ma le ultime indiscrezioni, provenienti dal Ris di Parma, rivelano che l'enigma del Dna rimane ancora irrisolto. Sugli slip di Yara Gambirasio, infatti, sono state rinvenute tracce di Dna mitocondriale che non appartengono a Massimo Giuseppe Bossetti.

Non perdere gli ultimi aggiornamenti Segui il Canale Cronaca Nera

E' invece suo il Dna nucleare trovato sui vestiti della ginnasta tredicenne. Occorre puntualizzare che il Dna mitocondriale e quello nucleare non possono essere separati da un uomo comune.

E' per questo che gli inquirenti sono di fronte ad una situazione che appare senza vie d'uscita. 

Lettera di Massimo Bossetti dal carcere: "Dio aiuti gli inquirenti a capire"

Dal carcere di Bergamo, Massimo Giuseppe Bossetti ha scritto una lettera al proprio legale, Claudio Salvagni, il quale ha voluto leggere i passi più importanti del testo durante una puntata della "Vita in Diretta". "Dio aiuti gli inquirenti a capire; voglio solo questo per il 2015, la mia libertà. Dio ha visto e sa come sono andare le cose". La lettera mostrata in televisione è dunque una dichiarazione di innocenza e una mistica invocazione a Dio, affinchè illumini gli inquirenti a trovare la verità: "Se Dio esiste veramente, perchè non aiuta gli investigatori a scoprire la verità?", Massimo Giuseppe Bossetti si sfoga così dal carcere in cui è rinchiuso dallo scorso 16 giugno.

I migliori video del giorno

Infine, un pensiero alla moglie, che lo ha sempre sostenuto e non ha mai pensato che fosse lui l'assassino della povera Yara Gambirasio. Bossetti ha scritto di avere promesso a sua moglie di stare insieme per tutta la vita e non di finire i suoi giorni in un carcere. Ma per il momento l'enigma del Dna rimane ancora irrisolto. Bisognerà aspettare l'esito della prossime indagini sul caso di Brembate.