Il cerchio si stringe giorno per giorno sul caso del velivolo della Germanwings - compagnia low cost di proprietà della Lufthansa - come noto schiantatosi contro le Alpi francesi, provocando 150 morti e nessun superstite. Tra loro, oltre ai due piloti e a quattro membri dell'equipaggio, sono morti tutti i 142 passeggeri, tra cui due neonati e studenti adolescenti. Una strage che ha stravolto l'opinione pubblica, soprattutto perché, man mano che si analizza una delle due scatole nere trovate, ci si rende conto che il co-pilota Andreas Lubitz - il quale ha chiuso fuori dalla cabina il pilota e ha preso le redini dell'aereo facendolo precipitare per otto minuti in stato cosciente - abbia proprio deciso di suicidarsi.

Sebbene, la psichiatria dica che in genere chi si suicida lo fa da solo e non certo portando con sé tutte quelle persone.

Ma si sta appurando che il ventottenne soffrisse ormai di depressione e che i test psico-attitudinali che vengono svolti periodicamente ai piloti stabiliscano solo la stabilità del cervello e non della mente. Ossia che riflessi e lucidità stiano apposto, ma non lo stato psicologico. Comunque, la storia dell'aviazione ci consegna altri precedenti simili. Li ha raccolti il giornale La Repubblica.

I precedenti eclatanti

Un primo caso del genere si è verificato nel febbraio del 1982. quando un DC-8 della 'Japan air lines' precipitò in mare poco prima di atterrare all'aeroporto Haneda di Tokyo. Il comandante, Seiji Katagiri, aveva deciso di suicidarsi (ventiquattro morti e centocinquanta feriti).

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E ancora, nell'agosto del 1994, l'aereo Atr-42 della Royal Air Maroc, con quarantaquattro persone a bordo, tra cui otto italiani, precipitò in mare vicino Agadir. A volerlo fu il comandante Younis Khayati, mentre il copilota tentò invano di fermarlo. Un caso inverso a quello del Germanwings insomma.

Nel dicembre del 1997 a precipitare fu invece un Boeing 737, che svolgeva un volo interno indonesiano, da Giacarta a Singapore. Precipitò a Palembang, provocando centoquattro vittime. Anche qui a volerlo fu il comandante, travolto da problemi personali, tra cui molti debiti. Nell'ottobre del 1999, l'aereo 990 della EgyptAir, partito da New York e diretto al Cairo, finì dritto nell'Oceano Atlantico dopo aver decollato, provocando oltre duecento vittime. In questo caso fu il co-pilota, che, secondo conoscenti, già manifestava intenzioni di farla finita.

Casi minori

Poi ci sono altri tre casi "minori", dove aerei turistici o jet personali sono stati dirottati fino allo schianto dal pilota.

L'ultimo proprio due anni fa, in Mozambico. Ma il più clamoroso è uno risalente al 1976, di un pilota russo che decise di far schiantare il velivolo che guidava contro la casa dell'ex moglie per ripicca. Un dispetto che però costò la vita a undici passeggeri. Altre vite umane spezzate involontariamente a causa di una che voleva farla finita per scelta. Tornando al caso Germanwings, la dinamica dell'incidente aveva fatto subito pensare anche a un dirottamento ad opera di terroristi. Invece la verità che sta venendo fuori è ancor più inquietante e spiazzante.