Non fa in tempo ad arrivare la notizia dell'aumento delle persone messe in quarantena a Sassari, dopo il contagio dell'infermiere volontario di Emergency ammalatosi in Sierra Leone, che la federazione sindacati indipendenti lancia una nuova bomba sull'emergenza ebola. "Pessima e superficiale gestione", così è stata definita, quella dell'emergenza sanitaria mai verificatasi prima in Sardegna.

Tecnici di laboratorio in quarantena ma ignari del contenuto dei campioni 

A spiegare il modo in cui sarebbe stata affrontata l'emergenza sangue infetto a Sassari è il segretario territoriale della Fsi Mariangela Campus.

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Afferma infatti che nei laboratori di Via Monte Grappa, nelle giornate scorse, sono arrivate le provette con il sangue contaminato dell'infermiere. I dirigenti del laboratorio sarebbero stati avvisati del contenuto estremamente pericoloso di quelle provette, che andava trattato come campione ad alto rischi biologico. I dirigenti però non avrebbero avvisato i tecnici, che sono finiti così in quarantena.

Un laboratorio non attrezzato e nessun protocollo

Se la notizia fosse verificata, si tratterebbe di una negligenza molto grave, che rischia di esporre più persone al pericolo biologico.

Il ministero della salute smentisce e assicura che sono state prese tutte le misure necessarie. Tuttavia sono emerse alcune criticità difficili da smentire.

  1. Innanzitutto, continua la Campus, "Non c'era alcuna possibilità di lavorare i campioni perché mancano i kit di trasporto chiuso previsti nelle linee guida del Ministero della Salute».
  2. In secondo luogo, la centrifuga della macchina delle analisi sarebbe stata contaminata, impedendo così di analizzare gli altri campioni in attesa. 
  3. Il protocollo da utilizzare in questi casi è assente, che si traduce con l'incapacità di gestire situazioni di questo tipo. Nessuna tuta protettiva, reparti con pazienti in terapie anticoagulanti esposti al rischio.

Rischio biologico trattato come un normale caso di analisi

L'errore imputato a chi ha trattato la situazione andrebbe ricercata, sempre secondo i sindacati, nel fatto che il campione di sangue è stato trattato come una normale provetta.

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Dal reparto di malattie infettive infatti, la provetta è stata inviata al laboratorio non attrezzato. L'aspetto paradossale che non si spiega è perché ciò sarebbe avvenuto, tanto più che il reparto malattie infettive ha un laboratorio interno attrezzato. Dato che, così sembra, il personale aveva già lasciato il turno, invece di aspettare il giorno dopo o di richiamarlo in servizio, si è inviato il campione al laboratorio di Via Monte Grappa, come un normale campione di plasma. Ecco perché i sindacati hanno sollevato la polemica: per tutelare i lavoratori ignari che ora si trovano in isolamento.