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Non conosciamo lo Stato Islamico, conosciamo le rappresentazioni che ci vengono passate dai mujaheedin stessi attraverso centinaia di ore di filmato, quelle che si salvano dagli oscuramenti messi in atto dai network occidentali. I mujaheedin hanno capito l'importanza della propaganda prima ancora della strategia militare. Filmano ogni istante delle loro conquiste, della preparazione, le esecuzioni, quasi volessero creare un reality, appetibile al pubblico occidentale ghiotto di questo format. La realtà viene manipolata e organizzata come un film perché come un film possa influenzare la psicologia collettiva. L'obiettivo è di suggestionare attraverso l'immagine di forza del califfato per spaventare l'occidente e adescare nuove reclute. Dal 2012 l'Isis ha ingaggiato oltre 200 tecnici dell'informazione occidentali che si occupano di seguire il settore della propaganda.

Partiamo dalla pubblicizzazione del brand, la bandiera nera che rievoca quella storica del profeta. Annuncia il ritorno del Mahdi, il messia islamico. Il cerchio bianco simboleggia la luna e indica l'afflato universalistico dell'islam a chi voglia convertirsi. La bandiera segna il confine ogni volta raggiunto e anticipa il corteo dei conquistatori nelle città assediate.

Fondamentale il girato dedicato ai foreign fighters che rappresentano un target selezionato. A loro si rivolgono i proseliti giunti dall'occidente, filmati mentre compiono atti di coraggio fino a morire con soddisfazione. Ci sono poi i fotogrammi che immortalano le pratiche di addestramento. I soldati vengono scelti tra ceceni, kazaki, tagiki e tra altri popoli oppressi e avvezzi alla guerra. Si vedono le tecniche militari utilizzate, di matrice occidentale e sovietica. Mai si vedrebbe in occidente la ripresa di un interrogatorio segreto di spie. I mujahideen invece non lo disdegnano sempre nel tentativo di fare della realtà un film.

La telecamera segue anche le parate trionfali che entrano nella città conquistata. Dapprima un drone offre una veduta aerea della città. Il corteo viene preceduto dalla bandiera nera. Seguono i suv nuovi. La popolazione prima osserva con stupore, poi una parte si raccoglie intorno ai conquistatori che distribuiscono caramelle. Quelli che si oppongono si scavano le fosse, sempre sotto gli occhi della telecamera.

Al-Baghdadi insieme agli americani

L'atto di nascita è oggetto di un altro filmato. Abu Bakr Al-Baghdadi si proclama califfo nella moschea di Mosul. In un'immagine è immortalato nella sua gioventù, quando era un semplice combattente. In una fotografia è ritratto insieme allo sfidante di Obama del 2008, Jhon McCain. McCain era stato inviato in Iraq per trattare sugli aiuti richiesti dai ribelli del regime di Assad. Una sottile linea rossa allora univa jhadisti e americani. Lo svela Hilary Clinton: "Siamo stati noi a creare il problema che stiamo combattendo. I mujhaedin sono stati armati dagli Stati Uniti per combattere i sovietici che avevano invaso l'Afghanistan". Poi i Sovietici sono stati ricacciati e gli americani si sono tratti indietro. Non sapevano di aver armato un esercito che avrebbe marciato contro di loro.