E' stata un'udienza molto importante quella del 17 luglio 2015 in Corte d'Assise per Massimo Giuseppe Bossetti, accusato di avere ucciso Yara Gambirasio, di Brembate. Tutte le eccezioni presentate dagli avvocati difensori, sul dna ma anche sull'individuazione certa del luogo reale dell'omicidio, sono state respinte. Sono tutti punti a favore dell'accusa. A questo punto le cose si complicano per Bossetti, che già aveva visto respingere le sue richieste di scarcerazione per ben sette volte, pur continuando ad affermare la sua estraneità ai fatti contestati.

Niente spazio alle telecamere

Il processo è iniziato il 3 luglio 2015. La moglie di Bossetti appoggia il marito e nel corso di alcune interviste in tv ha spiegato che è convinta della sua innocenza. La presidente della Corte d'Assise Antonella Bertoja ha dichiarato che le telecamere di tv e di altri media non sono ammesse, anche perché turberebbero la serenità di testi ancora minorenni. Yara aveva solo 13 anni e dunque bisogna interrogare anche amici e conoscenti per ricostruire l'accaduto.

La curiosità del giorno 17 luglio 2015

Un giovane arrivato da fuori città per assistere al processo, è stato tenuto fuori dall'aula perché indossava un paio di pantaloni a pinocchietto non troppo adeguati a un processo penale simile. Quel che è certo è che questa triste vicenda di Cronaca Nera ha profondamente colpito l'opinione pubblica. Yara Gambirasio era una ragazzina tranquilla con una grande passione e cioè la ginnastica ritmica. Si allenava con costanza ed era apprezzata dai suoi insegnanti. E' morta di freddo, abbandonata in un campo senza un perché, ferita da lame. Proprio le ferite le sono state fatali poiché le hanno tolto la forza di gridare per chiedere aiuto o provare a rialzarsi. Il ritrovamento del suo corpo è stato del tutto casuale. La pubblica accusa appare convinta che l'autore del delitto sia Bossetti. I suoi legali continuano a ribadire che credono nella sua innocenza. Nelle prossime settimane ne sapremo di più.