È esplosa ieri notte (alle ore 17 in Italia) nel porto industriale della città di Tianjin un nave carica di dinamite. L’esplosione ha poi innescato un incendio che si è propagato per la città causando centinaia di feriti e procurando la morte ad almeno 45 persone. I media cinesi hanno confermato l’esplosione e informato che tra i vigili del fuoco inviati a domare l’incendio nove sono morti e sono stati persi i contatti con 44 di loro. Il magazzino nel quale sono avvenute le esplosioni è di proprietà della Tianjin Dongjiang Port Rui Hai Internetional Logistic, la quale si occupa del rifornimento e dell’esportazione di materiale chimico per il porto di Tianjin.

Non è la prima volta

Già nel 1927 si conta un accadimento simile. Tianjin, all'epoca chiamata Tientsin, era una città in mano a numerose potenze e contava della presenza di molte imprese commerciali. Il 24 dicembre di quell'anno, alle 10 del mattino, scoppiò un furioso incendio che, partendo dal reparto di confezionamento delle candele, si portò nei magazzini della Standard Company. Immediatamente intervenirono i pompieri cinesi, ma non riuscirono a domare il fuoco e si ridussero a cercare di arginare le fiamme. Vennero in aiuto molte motopompe appartenenti alle imprese commerciali, ma l'unica che riuscì a resistere fu la Tamini della brigata italiana, una motopompa comprata nel 1926 ed entrata in azione alle 11.30 del mattino. Con circa due km di manichette e 5 lancie da incendio, i nostri vigili riuscirono a prendere il controllo dell’incendio nel giro di 17 ore.

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Inutile dire che l’opera dei pompieri italiani si fissò nella memoria collettiva.

La censura cinese colpisce ancora

Il presidente Xi Jinping in una dichiarazione rilasciata ai media cinesi ha assicurato che le indagini riguardanti le cause del disastro saranno trasparenti e che al pubblico sarà riferita ogni informazione. Ma già si sono lamentati alcuni utenti di Internet cinesi che si sono visti cancellare dalla censura cinese i loro messaggi, scritti sui “social forum”, contenenti informazioni sull’esplosione di ieri. Inoltre è vietato l’accesso ai giornalisti sul luogo dell’esplosione bloccato da uno schieramento di polizia. Uno scenario da 1984, dove il regime comunista (cinese in questo caso) vuole nascondere ed obliare i suoi drammi, diffondendo il minor numero possibile di informazioni.

Un tentativo che fortunatamente è minato dalla diffusione di video dell’esplosione sui social network internazionali e sulla piattaforma di condivisione video di Youtube. Ma questo purtroppo non basta.

Numerosi sono i disastri che avvengono in Cina, ma pochi riescono ad attraversare il filo spinato della censura, se non pochissimi. È impossibile ritenere che la Cina sia un Paese dove avvengono meno incidenti che in Italia o in America, eppure così pare. Infatti, grazie alla potentissima censura promossa dal regime, la Cina può indossare la maschera di un Paese con pochissimi problemi o disgrazie rispetto al resto del mondo, quando invece, dietro a questa cortina di oblio, si nasconde un volto tumefatto da repressioni, persecuzioni, incidenti e omicidi violenti. Il suo vero volto. Crediamo di conoscere la Cina come potenza mondiale, quando invece non la conosciamo affatto.