Sembrerebbe che sia stato decifrato il linguaggio in codice del clan di Matteo Messina Denaro, che si svolgeva tramite "pizzini". I provvedimenti restrittivi riguardano i capi del mandamento di Mazara del Vallo e dei clan di Salemi, Santa Ninfa e Partanna, ritenuti feudi di Messina Denaro. L'operazione che ha portato all'arresto di persone vicine al boss è stata denominata "Ermes" ed è stata condotta dalla polizia di Stato e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo. Gli arresti e le perquisizioni sono state effettuate anche con la partecipazione dei Ros dei carabinieri. 

Le indagini, finalizzate a scardinare la rete che supporta la latitanza del capomafia di Castelvetrano, vanno avanti più o meno ininterrottamente dalle operazioni denominate "Golem" e "Eden", condotte congiuntamente da polizia e carabinieri, e che avevano portato all'arresto di altri fiancheggiatori di Messina Denaro.

L'inchiesta è stata condotta dal Procuratore della Repubblica di Palermo Franco Lo Voi, dai sostituti Paolo Guido, Carlo Marzella e dal procuratore aggiunto Teresa Principato.

Gli arrestati sono Vito Gondola, mazarese di 77 anni, Leonardo Agueci, 28 anni, Ugo Di Leonardo, 73 anni, Pietro e Vincenzo Giambalvo, 77 e 38 anni, padre e figlio, Sergio Giglio, 46 anni, Michele Gucciardi, 62 anni, Giovanni Loretta, 43 anni, Giovanni Mattarella, 49 anni, Giovanni Domenico Scimonelli, 48 anni, Michele Terranova, 46 anni. Le comunicazioni avvenivano in un modo decisamente arcaico: i pizzini. Pizzini ai quali ci aveva abituato Bernardo Provenzano. Sembra paradossale che l'ultimo dei padrini comunicasse con un sistema così arcaico nell'era della rivoluzione informatica.

Lo storico palermitano Giuseppe Carlo Marino nel suo libro "I padrini", sostiene che "precauzioni filologiche che inducono a negare radicalmente ai Corleonesi [...] una qualsiasi caratteristica autentica dignità padrinale sono consigliate dal fatto che le loro attività non si sono mai minimamente distanziate da quelle dei puri e semplici delinquenti: di solito rozzi e brutali per mentalità e temperamento, scriteriati avventurieri, improvvisatori e quasi sempre  maldestri nel gestire i rapporti con il mondo politico, esibizionisti di una forza selvaggia insofferente ad ogni controllo, fuorilegge senza scrupoli dediti ad affari di morte".

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Messina Denaro è a tratti diverso diverso dagli uomini con le caratteristiche qui sopra elencate. Quello che viene indicato come nuovo capo di cosa nostra è sì violento e dedito ad "affari di morte", ma ha anche ambizioni manageriali e gusti eleganti. Che sia proprio lui l'ultimo padrino di cosa nostra?