Era attesa per questa mattina la richiesta del Pubblico Ministero Laura Deodato, incaricata di procedere nei confronti di Michele Buoninconti, accusato dell'omicidio della moglie Elena Ceste. Le prime notizie che filtravano da fonti investigative sembravano confermare che la richiesta del PM sarebbe stata quella dell'ergastolo, anche in considerazione del fatto che ad oggi per quello che risulta essere l'unico imputato sussistono due aggravanti quali il rapporto di parentela con la vittima e la premeditazione. A tutto questo si somma il reato di occultamento di cadavere. L'imputato, che ad oggi si trova nel carcere di Verbania, in regime di isolamento, ha scelto il rito abbreviato.

Poco prima delle 14.00 è giunta quindi la notizia ufficiale: la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero al giudice Roberto Amerio è una pena di trent'anni. La richiesta del Pubblico Ministero è stata decisa e perentoria, fondata su elementi a suo dire oggettivamente incontrovertibili e su prove inconfutabili, risultato di una indagine condotta in maniera magistrale fin dalle prime battute. Il rito ora prevede che già in queste ore siano gli avvocati della parte civile ad illustrare le proprie richieste. Si proseguirà poi verosimilmente nella giornata del prossimo 17 ottobre con gli interventi della difesa, per poi giungere già nella giornata successiva alla sentenza.

I fatti di questa triste vicenda 

La mattina del 24 gennaio 2014 Elena Ceste scompare  dalla propria abitazione sita in località San Pancrazione di Costigliole.

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Il marito riferisce di essere rincasato dopo aver accompagnato i 4 figli a scuola, scoprendo con estremo stupore che la moglie non si trovava più dove l'aveva lasciata, ossia ancora a letto. Le ricerche sono state serrate e convulse fin dalle prime battute. Michele aveva ipotizzato possibili scenari, ipotesi surreali, arrivando a dipingere storie fantasiose e puntando il dito su persone poi risultate estranee ad ogni tipo di contestazione. Il corpo di Elena Ceste veniva poi rinvenuto la mattina del 18 ottobre, casualmente durante lavori di pulitura del rio Mersa, in una zona non molto distante dall'abitazione, in evidente stato di decomposizione.