È arrivato ieri nella capitale spagnola, dopo un lungo viaggio cominciato martedì scorso a Monaco, Osama Abdul Mohsen, uno dei simboli di questa tormentata stagione della storia d'Europa. L'allenatore siriano fu preso a calci da una teleoperatrice ungherese mentre, con il figlioletto  Zaid in braccio, tentava di oltrepassare la frontiera magiara: un gesto, quello della reporter poi licenziata, di una malignità gratuita e incomprensibile, che denuncia lo smarrimento emotivo e l'ordinaria brutalità di molte (troppe) persone di fronte a questa enorme emergenza umanitaria. Osama ora è felice: ha ottenuto asilo in Spagna, dove è stato accolto in un'abitazione a Getafe, nell'area metropolitana di Madrid e dove potrà restare per tutto il tempo necessario affinché la sua situazione personale e famigliare si stabilizzi.

Osama tornerà ad allenare 

Dietro il lieto fine di questa storia dolceamara, c'è un 'giusto': si tratta di Miguel Ángel Galán, il presidente del Centro Nazionale di Formazione degli Allenatori (Cenafe) e pre-candidato alla presidenza della Rfef (la Reale Federazione spagnola di Calcio). Toccato dalla storia di questo padre siriano di 51 anni, allenatore della squadra di calcio più importante del suo paese (Al Fotuwa S.C.), Galán si è interessato di persona alla vicenda e, chiedendo al giocatore marocchino Mohammed Labrouzi di fare da intermediario, ha esercitato pressione perché Osama e famiglia venissero accolti in Spagna, dove presto l'uomo potrà tornare ad allenare. Il figlio Zaid, da sempre tifoso del Real Madrid, inoltre, ha ottenuto una borsa di studio per potersi allenare con i pulcini del Getafe, un'opportunità che lo rende incredulo e scalpitante.

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"Non vede l'ora di cominciare", ha giurato Labrouzi.  Una vera e propria lezione di umanità, come quella da parte dell'Islanda, pronta ad accogliere 12 mila profughi.

"Non perdono quella giornalista. È stata disumana"

Durante la conferenza stampa organizzata questa mattina per dargli il benvenuto, Osama ha espresso le sue preferenze riguardo l'allenatore migliore del mondo. Il 51enne non ha dubbi e sceglie un'ex gloria della panchina merengue: "Il migliore al mondo è Mourinho, un allenatore che sa comunicare e tirare fuori il meglio dai suoi giocatori", risponde con la luce negli occhi. E all'inevitabile domanda su quali siano i suoi sentimenti nei confronti della giornalista che lo ha preso a calci mentre teneva il suo bambino in braccio, il siriano si mostra altrettanto sicuro: "Non la perdono. Chiedo giustizia perché quello che ha fatto è disumano". Sa bene Osama che il confine tra ciò che è umano e ciò che non lo è travalica le distinzioni di etnia, ceto e credo e si perde nella macchia oscura e profonda della violenza cieca e indiscriminata: "Lo Stato Islamico non è l'Islam", protesta, "lo Stato Islamico non ci rappresenta, l'Islam è buono".