Piergiorgio Welby, nato nel 1945 a Roma, era un attivista per il diritto all'eutanasia e contro l'accanimento terapeutico, nonché presidente dell'associazione Luca Coscioni. I primi sintomi della grave forma di distrofia muscolare che lo affliggeva comparvero quando Welby era ancora piccolo, intorno ai 10 anni. La situazione si aggravò in particolare nel luglio 1997 quando, in seguito a una grave crisi respiratoria, Welby venne attaccato al respiratore automatico e in seguito sottoposto a tracheotomia.

Nel libro Lasciatemi morire, Piergiorgio Welby racconta la sua malattia, vissuta senza mai perdere la lucidità, e le sue continue richieste affinché gli fosse staccata la spina.

I suoi scritti, ospitati anche dal sito dei Radicali, testimoniano a pieno gli ultimi anni di malattia dell'attivista. La richiesta ufficiale di porre fine alle sue sofferenze, arrivata nel 2006, scatenò il dibattito in tutta Italia per finire ufficialmente respinta dal tribunale di Roma nel 16 dicembre dello stesso anno.

Il respiratore gli venne staccato il 20 dicembre. Dopo 45 minuti Piergiorgio Welby era morto. Quattro giorni dopo, nella stessa piazza del Tuscolano che ha ospitato i funerali di Vittorio Casamonica, si tenne il funerale laico di Welby. Il vicariato generale di Roma gli aveva rifiutato i funerali religiosi. Mina Welby, che continua a portare avanti la lotta del marito, ieri è 'virtualmente' scesa in piazza insieme ai laici di Milano per chiedere il "diritto ad amare e il diritto a morire".

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