Terremoto mediatico in Canada per la vicenda che ha coinvolto Robin Camp, giudice della Corte Federale canadese, che in un processo per stupro del 2014 aveva rivolto domande fortemente discutibili alla vittima, insinuando e poi confermando il suo consenso all’atto sessuale. A quel tempo il giudice aveva assolto il presunto stupratore dopo aver sostenuto l’insussistenza del fatto giustificando la sua decisione in base all'atteggiamento avuto dalla vittima nella circostanza la quale, a suo parere, avrebbe potuto evitare la penetrazione chiudendo le gambe.

La parola ai giuristi

Una vicenda che però non è caduta nel dimenticatoio e che potrebbe avere delle infauste conseguenze per Camp. L’indignazione di alcuni giuristi, infatti, ha fatto partire un’inchiesta  che potrebbe concludersi con la sua cancellazione dall’incarico, mentre la Corte d’Appello dell’Alberta ha autorizzato l’apertura di un nuovo processo contro Alexander Scott Wagar, l’imputato assolto nel suo processo.

L’esposto presentato da quattro docenti di giurisprudenza, che hanno accusato il giudice di aver assunto un atteggiamento di disprezzo nei confronti delle leggi sulla violenza sessuale, ha spinto la Corte Federale a sospenderlo dall’incarico in processi di violenza sessuale e di genere.

Le scuse pubbliche di Camp

Un comportamento al limite dell’inverosimile quello di Camp che, secondo i giuristi, ha mostrato forti tendenze sessiste nei confronti della vittima, la quale è 'passata sul banco degli imputati' perché colpevole, sempre secondo il giudice incriminato, di aver assunto un atteggiamento irriverente conseguente al suo stato di ebrezza.

Camp è corso ai ripari, chiedendo pubblicamente scusa alle donne e esortandole a denunciare atteggiamenti violenti subiti e abusi sessuali. Allo stesso tempo, ha reso nota la sua partecipazione a corsi informativi inerenti la violenza sulle donne, tutto a sue spese.

Un segnale importante a favore delle donne vittime di stupro

Un atteggiamento redimente che però non sembra poter salvare il magistrato.

Ora si attende il responso del Canadian Judical Council che, se dovesse chiedere al Parlamento di rimuovere definitivamente il giudice dall’incarico, darebbe un forte segnale nell’ambito di una tematica, sulla quale si sta tanto discutendo e che è al centro di sempre più frequenti campagne di sensibilizzazione. Alla luce di questo episodio, una domanda sorge spontanea: quanto un atteggiamento tendenzialmente discriminatorio e minimizzante, come quello del giudice canadese, potrebbe aumentare il livello di difficoltà delle donne nel denunciare violenze subite?

Conosciamo i risvolti psicologici che impedisco alle vittime di denunciare i propri aggressori e una risposta del genere, da parte di chi è preposto alla tutela personale, rischia davvero di ridurre ancora di più le possibilità di denuncia. 

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