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I primi effetti dell’allerta sicurezza nella Capitale si sono concretizzati con la retata a sorpresa all’interno del centro accoglienza Baobab. Con il Giubileo alle porte e dopo la strage di Parigi, i migranti sono ritornati al centro del dibattito dell’opinione pubblica e politica. Il rischio che tra i rifugiati arrivati in Europa possa celarsi qualche terrorista è una possibilità reale. Alcuni degli assassini del maledetto 13 novembre scorso, infatti, sono giunti dalla Siria in Francia dopo aver attraversato il tragitto che i migranti compiono per arrivare nel Vecchio Continente. L’attenzione delle autorità resta massima e l’identificazione dettagliata dei rifugiati è divenuta una priorità.

L’OPERAZIONE

Alle sei e mezza del mattino le forze dell’ordine si sono presentate davanti l’ingresso di via Cupa, in zona Tiburtina. “Nonostante la sorpresa - ha raccontato Gianluca, uno dei volontari del Baobab - il clima è parso piuttosto tranquillo”. Carabinieri e polizia hanno chiesto i documenti delle persone presenti all’interno della struttura: “In mancanza di essi 27 persone di nazionalità magrebina, etiope ed eritrea, sono state fatte salire a bordo dei mezzi e portate in commissariato”. Nonostante le intenzioni pacifiche degli agenti, nulla è stato lasciato al caso. “Si sono presentati in assetto anti-sommossa come da prassi - ha spiegato il volontario - ma le procedure si sono svolte senza problemi e non c’è stata alcuna violenza”. Sulle motivazioni che hanno portato alla retata, il collegamento con l’attuale momento storico appare scontato: “Il blitz è stato giustificato come un’operazione anti-terrorismo e non è stato uno sgombero”.

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IL SOSTEGNO

Gli amici del Baobab è un movimento nato a Roma nel 2004 e formato da cittadini, lavoratori, disoccupati, studenti, medici e artisti sensibili ai temi dei migranti e al loro libero transito. È proprio il destino dei bisognosi arrivati nella struttura in questi mesi a preoccupare maggiormente: “Vogliamo che sia garantito la possibilità di chiedere asilo e sia data loro protezione umanitaria”. “Alcuni dei ragazzi portati via da quanto ci risulta - ha aggiunto Gianluca - saranno rimpatriati perché non conformi ai requisiti di rifugiati politici”. Ad aumentare l’incertezza sul futuro, l’imminente sfratto dall’ex vetraia situata tra il Verano e la stazione Tiburtina: “Entro la fine dell’anno dovremo lasciare la struttura perché il proprietario ha vinto la causa contro il Comune”. Ad oggi, tuttavia, le istituzioni non hanno ancora individuato una struttura alternativa pur servendosi oltremodo in questi anni del servizio gratuito di volontariato offerto da Baobab.  

LE POLEMICHE

Il segretario e leader della Lega, Matteo Salvini, non ha fatto mancare il suo consueto messaggio polemico social per sugellare il blitz in via Cupa: “Circa 40 stranieri senza documenti sono stati portati via.

Cosa fare ora? Espellere i clandestini, chiudere il centro che li ospitava”. “Io non condivido tutto questo allarmismo - gli ha replicato Gianluca - e vedo che molte persone hanno reagito in modo troppo emotivo. Da una parte è legittimo che le forze dell’ordine abbiano fatto questo intervento, dall’altra rimane il problema che se pure chiudi il centro non hai alternative. La polizia e la Digos non fanno politiche d’accoglienza, noi in collaborazione con il Comune sì”.