Abu Nabil al-Anbari, capo dell'Isis in Libia e fedelissimo del capo supremo al-Baghdadi, sarebbe morto durante un raid aereo americano. Era stato inviato a Tripoli, per organizzare i militanti del Califfato, ed era divenuto secondo fonti dei servizi segreti il più forte dell'Isis fuori dai confini dell'Iraq e della Siria. Secondo fonti del Pentagono americano, sulla morte di al-Anbari c'è la quasi totale certezza. Ma un comunicato dell'Isis smentisce, e fa sapere che il loro uomo più agguerrito è vivo e vegeto, e sta continuando la sua battaglia nel cercare di liberare il suo popolo, dal male dell'occidente.

Il profilo 

Wisam al Zubaldi questo il vero nome di al-Anbari, è un ex funzionario della polizia irachena, e si trova in Libia dal 2014.

Il suo paese d'origine lo stesso di Saddam Hussein, è stato luogo di grandi scontri con a capo la sua figura nella lotta contro i ribelli siriani, che si oppongono al regime del presidente Bashar al-Assad. Sarebbe l'uomo che parla nel video del febbraio scorso, in cui si mostrava la decapitazione di numerosi cristiani schierati su una spiaggia della costa libica. Probabilmente è una delle menti, della strage del museo del Bardo a Tunisi.

Il duro colpo

Il primo raid in terra libica per combattere l'Isis è stato un grande successo, perché con la morte del capo al-Anbari si darebbe un duro colpo a questa organizzazione terroristica. Dal reclutamento dei miliziani, alla costituzione di basi, alla pianificazioni di attacchi negli stati occidentali. E' quanto afferma il Pentagono. Si tratta del secondo successo in poche ore per l'amministrazione Obama, dopo l'uccisione in Siria di Jihadi John

La strage di Parigi

Sembra che non ci sia una diretta connessione tra la strage di Parigi avvenuta venerdì sera, e la figura di questo terrorista libico al-Anbari.

I migliori video del giorno

La morte di 129 persone e 352 feriti, avvenuta in diversi punti della capitale francese lo scorso 13 novembre, è opera dell'Isis ma di jihadisti europei, tre belgi e un francese finora identificati quali attentatori già arruolati e addestrati in Iraq.