Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto del 2007, ha preso carta e penna, ha scritto 6 pagine di fogli protocollo e le ha inviate al Quotidiano Nazionale.

Stasi, attualmente detenuto nel carcere di Bollate, dopo due settimane di permanenza nell'istituto di pena lombardo, ha deciso di scrivere la sua accorata autodifesa: si sente un prigioniero innocente, la vittima di un errore giudiziario che i giudici hanno voluto commettere solo perchè a loro serviva un colpevole. 

Il giovane accusa apertamente anche la stampa e la televisione.

Come ricorderete, la morte di Chiara Poggi e gli sviluppi delle indagini, furono seguiti con grande interesse da tutti i media nazionali, che tornarono più volte sulla vicenda con ricostruzioni accurate di come si erano svolti i fatti.

La pericolosità dei processi mediatici

Nel mirino del giovane ci sono quei processi mediatici che decidono addirittura prima dei giudici chi sia o non sia colpevole, lo fanno a furor di popolo e finiscono per influenzare l'andamento dei processi. Nel caso di Chiara i media avrebbero da subito indicato  lui come l'unico presunto colpevole, quando in realtà lui è una vittima come lo fu Tortora.

La speranza di Stasi, ora, è che stampa e televisione possano diventare consapevoli del male che è stato fatto a lui e alla sua famiglia e in definitiva anche alla sua fidanzata Chiara, che non vedrà mai punito il colpevole della sua morte.

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La detenzione

La vita del carcere pesa molto al giovane di Garlasco, che sostiene di aver sperato fino all'ultimo istante che la sentenza della Cassazione lo avesse potuto assolvere. Cerca di adattarsi ai ritmi carcerari pur non sentendosi un detenuto, ma un prigioniero. Il suo pensiero va sempre alla  sua mamma, ora rimasta completamente sola, ma anche al padre morto di infarto due anni or sono, tra un'udienza e l'altra del processo, che, come ricorderete, ha avuto un iter giudiziario di ben otto anni durante i quali Stasi è rimasto a piede libero.  

L'amarezza di Stasi in questi giorni si è fatta più intensa tanto da fargli scrivere di non sentirsi in uno Stato di Diritto. Nella lettera racconta di ricevere moltissime lettere da tutta la penisola, ma si sente solo e soprattutto privato ingiustamente della sua libertà. Pensa alle persone care che gli sono state sempre accanto e a Chiara, con la quale avrebbe voluto condividere la sua vita, e allora quelle sbarre che si frappongono tra lui e il mondo, diventano insopportabili alla sua vista.