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Una carriera lampo, dall'agosto 2014, data della decapitazione del mio ostaggio occidentale morto per mano dell'Isis - il giornalista americano James Foley - fino all'agosto 2015, in cui annunciava, a volto scoperto, il suo imminente ritorno in patria, pronto a "tagliare teste e uccidere i miscredenti".

E invece Jihadi John è rimasto ucciso in un raid, scovato dai droni inviati appositamente per ucciderlo dagli Stati Uniti, da cui era partita anche la taglia di diecimila euro che pendeva sulla sua testa. Il missile Hellfire lo avrebbe colpito mentre si trovava insieme ad un amico, morto anche lui dalle parti di Raqqa, la capitale dell'autoproclamato Stato Islamico.

In un primo momento sia il governo britannico - coinvolto nell'operazione - sia il governo americano avevano titubato nel confermare la morte del boia dell'Isis. Un dubbio sollevato anche dallo stesso Stato islamico, che aveva confermato soltanto il ferimento e non la morte di Jihadi John.

La conferma della morte del boia è arrivata soltanto in un secondo momento.