Primi casi di morte, accertata per complicazioni emerse a causa del virus Zika. Accade in Venezuela ed è stato lo stesso presidente Nicolas Maduro a renderlo noto. Allo stato attuale nel Paese sudamericano sono 68 le persone ricoverate in ospedale e secondo le organizzazioni sanitarie i casi sospetti dallo scorso novembre ad oggi supererebbero le stime ufficiali fornite dal governo, che parla di 5 mila. I casi confermati sono invece 319.

Microcefalia collegata al virus

Secondo il parere di Marie-Paule Kieny, assistente del direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della sanità, la relazione tra lo sproporzionato aumento dei casi di microcefalia neonatale e la diffusione del virus nel continente sudamericano sarebbe "molto probabile".

Purtroppo, stando alle notizie ufficiali, saranno necessari oltre 18 mesi di esperimenti su larga scala per arrivare alla creazione in laboratorio di un vaccino che dunque non potrà essere pronto prima del 2017. Aumenta nel contempo la paura, soprattutto dopo i primi decessi dovuti a non precisate complicanze. Questa brutta notizia, unita a quella arrivata di recente dagli Stati Uniti del primo contagio accertato a causa di un rapporto sessuale [VIDEO] (la persona infetta tra l'altro era reduce da un viaggio in Venezuela, ndr), fa lievitare sensibilmente il livello di allarme mondiale.

Appello dell'Unicef

L'Unicef ha lanciato un appello per raccogliere una cifra pari a 9 milioni di dollari, necessaria ad una serie di iniziative utili a porre un freno alla diffusione del virus Zika nei territori più colpiti che vanno da tutta l'America Latina fino all'area dei Caraibi.

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I fondi per la ricerca dovranno essere indirizzati ad accertare un reale legame tra le malformazioni che colpiscono i feti ed il virus.

Paura per le Olimpiadi in Brasile

Lo spettro del virus si proietta sui giochi olimpici di Rio de Janeiro, il Brasile è uno dei Paesi più colpiti. Ci sarebbero nazioni pronte a rinunciare alla trasferta olimpica, tra queste il Kenya mentre gli Stati Uniti hanno dato libertà di scelta ai propri atleti. "Chi non se la sente è libero di non andare in Brasile", è in buona sostanza il messaggio che arriva dal comitato olimpico a stelle e strisce.