Capita spesso, soprattutto quando si tratta di notizie relative al mondo della Scuola di leggerne alcune che hanno dell’incredibile. Ciononostante, il caso riportato qualche giorno fa dal Corriere della Sera sfugge anche a quest’aggettivo. La notizia riguarda un licenziamento dovuto non ad assenteismo, maltrattamento, inadeguatezza al ruolo e quant’altro bensì ad una semplice multa che ha reso la vita di un giovane insegnante precario un incubo.

L’assurdo caso di un prof licenziato per una multa

La storia risale addirittura a undici anni fa quando, la sera del Ferragosto 2005 ad Averara, un paesino del bergamasco di 182 anime, al termine di un evento organizzato in piazza con la partecipazione di ospiti e cabarettisti di Zelig, un professore ritrovandosi in piena notte con l’impellente urgenza di andare in bagno, vista l’ora tarda (le due di notte) e l’impossibilità di raggiungere il bar più vicino ormai chiuso, decide di farla proprio lì, in prossimità di un cespuglio.

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Sfortuna volle che in quell’istante capita una pattuglia di carabinieri che redarguisce Rho e il suo amico: c’era un lampione e un po’ di luce faceva, fatto troppo evidente per chiudere un occhio. Stefano Rho e l’amico che lo accompagnava tornano a casa rassegnati, senza aspettarsi che, ad un anno di distanza, si sarebbero trovati davanti al giudice, imputati di aver compiuto “atti contrari alla pubblica decenza orinando nei pressi di un cespuglio”.

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L’intervento della Giustizia

La cosa si risolve con duecento euro di multa cui i due malcapitati non hanno neanche fatto ricorso pensando che la cosa finisse lì. Tuttavia, la parte più assurda della storia è quella che segue perché il 2 settembre 2013 il professor Stefano Rho, insegnante di filosofia precario da 14 anni, firma un’autodichiarazione spuntando la voce in cui dichiara di non aver avuto condanne penali o di essere stato sottoposto a misure di sicurezza e di prevenzione.

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Dopo tre mesi, il dirigente scolastico gli comunica che in seguito a un controllo egli “risulta destinatario di un decreto penale passato in giudicato”, invitandolo a fornire spiegazioni. Nonostante anche il preside abbia riconosciuto le ragioni dello sfortunato professore, la legge è legge e la Corte dei Conti ha ritenuto che il professore andasse licenziato, con tanto di cancellazione del reo da tutte le graduatorie.

Gli appelli di studenti e colleghi

A nulla sono valse le parole e gli appelli di studenti e colleghi che ancora oggi ricordano un professore esemplare, dotato di profonda umanità ma anche professionalità e competenza, il professor Stefano Rho, figlio di medici volontari impegnati in missioni in Africa, che per il suo matrimonio aveva messo in lista nozze “22 letti per adulti, 9lettini per bambini, culle per neonati, lenzuola, elettrocardiografo, microscopio, lettino operatorio…”.

La visibilità data dal quotidiano ha attirato l’attenzione del deputato Antonio Misiani che ha annunciato un’interrogazione all’indirizzo del Ministro Giannini. E intanto Gian Antonio Stella ricorda i casi dei dipendenti pubblici del Cda dello sviluppo industriale di Agrigento che avevano dichiarato di aver conseguito lauree, “esperienza quinquennale scientifica di tipo professionale o dirigenziale” o addirittura “la qualifica di magistrato in quiescenza”.

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Tutto falso, ma naturalmente tutti assolti perché la legge in Italia è uguale quasi per tutti.

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