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Vi ricordate di Hakan Sukur? Centravanti tra i più prolifici della storia del calcio turco, militò con un rendimento altalenante anche nella serie A italiana con le maglie del Torino, dell'Inter e del Parma tra la seconda metà degli anni '90 e l'inizio del nuovo secolo. Appese le scarpette al chiodo, ha iniziato in patria la carriera politica. Ora rischierebbe una condanna fino a quattro anni di carcere. Il motivo è un tweet postato dall'ex bomber, considerato offensivo nei confronti dell'attuale presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan.

Eletto deputato nelle liste dell'Akp

Sukur terminò la sua carriera calcistica nel 2008 dopo le ultime stagioni con la maglia del Galatasaray, squadra alla quale deve gran parte delle sue fortune e con cui ha realizzato qualcosa come 228 reti in quasi 400 gare disputate nella massima serie turca.

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Si candidò al Parlamento nel 2011 e venne eletto deputato con l'Akp, il partito del presidente Erdogan dal quale però si dimise nel 2013 a seguito di contrasti con il premier, coinvolto all'epoca in un'inchiesta per corruzione. In merito all'episodio per il quale ora è scattata l'incriminazione, Hakan Sukur ha negato che la frase sul suo profilo Twitter fosse riferita ad Erdogan ma la sua tesi non è stata considerata attendibile da Ahmet Ozel, uno dei legali del presidente. Nelle prossime settimane, pertanto, dovrebbe tenersi l'udienza preliminare. Da sottolineare comunque che Sukur si trova attualmente negli Stati Uniti: a dicembre dell'anno scorso infatti si è trasferito con la famiglia in California e tra i suoi progetti c'è quello dell'apertura di un'Accademia sportiva.

Una lista lunghissima di denunce

Hakan Sukur è certamente uno dei personaggi pubblici più celebri in Turchia ad essere stato denunciato dallo staff di Erdogan per diffamazione ma non è l'unico.

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La lista è lunghissima, si parla di centinaia di persone tra cui anche una ex Miss Turchia. Ad essere incriminata lo scorso anno fu, infatti, Merve Buyuksarac, eletta la più bella del Paese nel 2006. Aveva pubblicato una poesia satirica sul suo account Instagram. La censura del premier islamico non risparmia nemmeno i ragazzini. Nel dicembre del 2014 un 16enne venne arrestato a scuola dopo aver urlato alcuni slogan contro Erdogan. Un 17enne, invece, è stato condannato ad 8 mesi di reclusione per aver esposto una "pagella" con pessimi voti all'indirizzo del presidente. Appare evidente che in un Paese già squassato dagli echi della guerra nella vicina Siria e colpito nei giorni scorsi da ben due attentati terroristici, si respira una bruttissima aria.