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In caso di separazione o di divorzio, l'ammontare dell'importo del mantenimento da versare non è destinato a durare per sempre e non è precluso apportarne delle modifiche. Queste ultime avvengono su impulso della parte che ritiene che le pregresse condizioni economiche siano notevolmente cambiate, al punto tale da dar vita a delle diseguaglianze in virtù dei doveri di solidarietà che regnano nella disciplina del rapporto tra i coniugi. E' quanto affermato dalla Corte d'Appello di Roma con sentenza dello scorso 1 marzo.

L'esclusa immutabilità viene confermata anche in altre circostanze. Se la decisione della presente Corte viene descritta in questi termini, tutto può sembrare semplice. Ma, non è così.

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Ai fini della rettifica, ossia, del mutamento dell'importo dell'assegno di mantenimento, è necessario che sussistano dei giustificati motivi, da dimostrare in giudizio. Tali motivi si estrinsecano in una nuova e non prevedibile situazione patrimoniale. Nulla vieta che i predetti motivi possano coincidere con situazioni di carattere personale o esistenziale, che esplicano effetti negativi nella sfera patrimoniale di uno dei coniugi. Classico esempio è una sopravvenuta malattia con conseguente spese per affrontarne la cura.

Nuovo giudizio: in cosa consiste?

Trattasi di un giudizio nuovo perché ha ad oggetto e soprattutto è basato su circostanze diverse da quelle che hanno determinato la prima decisione sull'importo; è giocoforza escludere che non si tratta di una sorta di revisione così come non è corretto qualificare tale situazione come prosecuzione della prima istanza.

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A dimostrazione di ciò sovvengono le eventuali sanzioni. In primo grado, in caso di rigetto, vi è la condanna alle spese legali, ma in secondo grado è probabile anche l'esistenza dell'obbligo di versamento di una somma all'Erario (somma di pari ammontare al contributo unificato). Gli interrogativi che si pongono in tema di rapporti tra coniugi sia in costanza di matrimonio che nella fase patologica possono essere di varia natura. In siffatti casi non dovrebbe mai mancare la più alta espressione della buona fede e della correttezza.