Annuncio
Annuncio

Una storia che ha dell'incredibile, in Arabia Saudita un giovane calciatore è stato costretto a tagliarsi la cresta per entrare in campo e giocare una partita di campionato. A decidere il tutto è stato il direttore di gara che appena ha notato l'acconciatura a suo dire appariscente, ha deciso in diretta TV, di non accettare il calciatore in campo per non offendere quelle che sono le regole dell'Islam. Il giovane è stato costretto a farsi accorciare la già poco pronunciata cresta da un collaboratore della società per cui è tesserato, al fine di poter entrare in campo.

Diamoci un taglio

La scena, ripresa in diretta TV, sta facendo il giro del mondo attraverso il web e sta facendo molto discutere. La scelta dell'arbitro di rifiutare l'ingresso del giovane calciatore con la poco pronunciata cresta, sta mettendo per l'ennesima volta in discussione quelle che sono le regole dell'Islam, ritenute per tanti troppo severe e dittatoriali.

Advertisement

Nessun tipo di libertà è concessa, l'unica parola d'ordine per l'Islam è quella di seguire alla regola le regole dettate, per non offendere la religione di Stato. Il calciatore oggetto della polemica è Waleed Abdullah, portiere dell'Al Shabab, il suo taglio di capelli non rispettava le regole dell'Islam perché aveva una cresta e poteva offendere l'Islam, quindi l'arbitro ha deciso di vietargli l'ingresso in campo. Lui senza farsi scoraggiare, si è immediatamente munito di forbici ed ha chiesto ad un collaboratore della società per cui gioca di tagliargli immediatamente i capelli, le immagini ora stanno facendo il giro del web rimettendo in discussione quelle che sono le severe regole dell'Islam.

Guai ad offendere l'Islam

L'Islam è una religione monoteista che ebbe inizio nel VII secolo grazie a Maometto, quest'ultimo è considerato dai musulmani, l'ultimo profeta che fu inviato da Dio per ribadire la "rivelazione" che venne annunciata per la prima volta da Adamo.

Advertisement
I migliori video del giorno

Al giorno d'oggi è considerata tra le più severe delle religioni, e per i credenti seguire le regole dell'Islam alla lettera è fondamentale. Lo sa bene il direttore di gara che ha deciso di vietare l'ingresso in campo al portiere dell'Al Shabab, secondo quanto dichiarato dall'arbitro, la cresta è considerata contraria ai precetti dell'Islam e per tale motivazione, non ha potuto concedere l'ingresso in campo del giovane portiere, finché non si fosse sottoposto ad un immediato taglio di capelli.