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Panama sotto attacco! Da qualche giorno, in effetti, non si parla d'altro. I documenti sono tantissimi - ben 11 milioni - e i nomi (e i segreti) da scandagliare sono talmente tanti da aver portato il team di giornalisti che se ne sta occupando da oltre un anno a dire che, per il momento, è stata scoperta soltanto la punta dell'iceberg. E dire che le cose, dalla mattina dell'annuncio del leak più importante del mondo, sono già cambiate. Il premier islandese, tanto per fare un esempio, è stato costretto alle dimissioni mentre decine, se non centinaia, di personaggi famosi sono finiti nell'occhio del ciclone.

Non solo leader politici ma anche personaggi di spettacolo che ora, uno dopo l'altro, stanno cercando di fornire delle risposte a tutti i dubbi sollevati dai Panama Papers.

Panama corre ai ripari

Intanto da Panama - cuore geografico del problema - arrivano le prime risposte, almeno in termini fiscali.

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Quella che fino a questo momento era considerata un'oasi offshore, cuore dell'America Centrale, promette di correre ai ripari e annuncia ai quattro venti la più completa disponibilità ad aumentare la trasparenza. Per "valutare le pratiche vigenti" e proporre azioni concrete in tema di trasparenza, il presidente Juan Carlos Varela avrebbe addirittura pensato di creare un comitato di esperti internazionali assolutamente indipendente.

Rafforzare la trasparenza dei sistemi finanziari e legali è una delle priorità di Panama in questo momento: ecco perché il presidente Varela si dice pronto a condividere col resto del mondo le misure che verranno proposte da questo team di esperti. Però il vaso si è rotto ed è credibile pensare che non basteranno linee guida per permettere il riavvicinamento tra il paradiso fiscale, oggi al centro delle cronache, e il resto del mondo. 

Secondo Pierre Moscovici, Commissario Ue agli Affari economici, la frattura non è facilmente sanabile proprio perché quello che è successo a Panama "è immorale, non etico, inaccettabile".

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Tremano i potenti del mondo

Se i nomi dello spettacolo - tipo quello dell'italiano Carlo Verdone - ci hanno fatto storcere il naso, ciò che veramente dovrebbe preoccuparci è il coinvolgimento di personalità politiche di massimo livello, a partire da Putin per arrivare a David Cameron, passando per il gotha economico cinese fino al presidente Argetino Mauricio Macri. Quella che emerge è un'istantanea dei potenti del mondo, sorpresi mentre si arricchiscono grazie a varie magagne che riportano tutte in un unico ufficio, quello della Mosseck Fonseca di Panama.

Da parte sua Jurgen Fonseca, fondatore 68enne dello studio 'incriminato, affida le sue parole di difesa al Wall Street Journal, sostenendo di non aver fatto niente di male. Il suo studio avrebbe creato ben 240mila società fittizie registrate in paradisi fiscali. Secondo Fonseca, per lo studio sarebbe impossibile conoscere le modalità con cui le società off-shore vengono utilizzate, una volta create, visto che il tutto avviene per intercessione di intermediari.

Chi avrà ragione, alla fine? Non resta che aspettare l'esito delle indagini che si sono scatenate in ogni parte del mondo.