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Trenta anni fa il disastro alla centrale nucleare di Chernobyl. Era il 26 aprile 1986. A causa sia di gravi mancanze da parte del personale, sia per problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell'impianto stesso si verificò una forte esplosione che provocò lo scoperchiamento del reattore che a sua volta innescò un vasto incendio. Da questo si sprigionò una nuvola radioattiva che contaminò vaste aree intorno alla centrale. Più di trecentomila persone furono evacuate.

Il numero dei morti

Moltissimi morirono subito altri morirono lentamente a causa delle radiazioni.

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A tutt’oggi non è ancora chiaro il numero esatto delle vittime del più grande incidente avvenuto in una centrale atomica. La realtà dei fatti ci dice che ancora oggi il 90% dei bambini nati nella zona vicino all’area evacuata (un raggio di 30 chilometri dalla centrale) soffrono di patologie alla tiroide, problemi cardiovascolari e all’apparato digerente. Ma riguardo al numero delle vittime dell’incidente ci sono voci discordanti; da una parte L’Organizzazione mondiale della sanità parla di nove mila morti, altri rapporti bielorussi dicono 115 mila.

Ma organizzazioni non governative e ambientaliste come Greenpeace sostengono che una valutazione complessiva delle conseguenze sulla salute umana del disastro di Chernobyl è impossibile, la vera dimensione della mortalità e delle malattie non può essere completamente stimata.

La nube radioattiva raggiunse l'Italia

Chi c’era all’epoca ricorderà che la nube radioattiva raggiunse anche l'Italia; più della metà del Cesio 137 rilasciato in atmosfera raggiuse la nostra nazione e i paesi vicini. Scoppiò il panico da contaminazione da radiazioni e così furono vietati il consumo di latte e insalata.

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Il disastro nucleare portò alla vittoria del referendum antinucleare che si svolse l’anno successivo in Italia. In realtà il pericolo da radioattività esiste ancora oggi. E dipende dal fatto che i boschi e le foreste intorno alla centrale sono contaminati da notevoli quantità di sostanze radioattive molto pericolose. E gli incendi che si possono sviluppare sarebbero causa di dispersione di radioattività. Secondo uno studio del 2015 sui rischi da incendio, nel caso peggiore il rilascio di radioattività corrisponderebbe ad un incidente di livello 6, quindi molto elevato se si pensa che l'incidente di Chernobyl e quello più recente di Fukushima era classificato al livello 7 della scala con cui si valutano gli incidenti nucleari.

Il nuovo sarcofago

Esiste poi un altro problema legato alla tenuta e alla durata del sarcofago che fu usato per coprire il reattore. All'epoca della costruzione si pensava che sarebbe durato tra i venti e i trent'anni. Infatti, l'Ucraina, il paese sotto la cui amministrazione ora ricade Chernobyl, in collaborazione con l'Unione Europea, sta costruendo un nuovo sarcofago. Per l'Ucraina si tratta di un progetto non solo ambientale, ma anche di sviluppo economico, visto che oltre 6 mila lavoratori sono coinvolti nel progetto.

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I lavoratori indossano speciali tute da lavoro e non hanno un limite orario di lavoro, ma la durata del loro impiego dipende dalla quantità di radiazioni a cui sono esposti.