A seguito della disciplina della pubblicità online degli avvocati, il CNF è intervenuto con la recente sentenza del 21 maggio, nella quale sono regolamentate in maniera più dettagliata le regole da seguire nelle comunicazioni al pubblico. Deve preliminarmente ribadirsi che tali disposizioni sono finalizzate a far rispettare a tutti i professionisti il divieto di concorrenza. In un libero mercato ci vuole trasparenza, soprattutto da parte di chi svolge siffatta professione.

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A tal proposito viene affermato che nel farsi lecitamente pubblicità, l'avvocato, non può far alcun riferimento ai prezzi praticati abitualmente presso il suo studio. Del pari, non devono essere indicate le eventuali competenze e soprattutto sempre in riferimento alla questione del cosiddetto listino prezzi, non potrebbero in teoria essere applicate delle tariffe meramente popolari, quelle cioè alla portata di tutti.

Il CNF contro la pubblicità indiscriminata

Il problema di natura reattiva nasce soprattutto in virtù dell'avvenuta liberalizzazione delle tariffe a seguiti del noto decreto Bersani.

Liberalizzazione dei prezzi e oscuramento dei medesimi per motivi di tutela della concorrenza professionale può apparire qualcosa di ontologicamente contrastante. La presunta contraddittorietà viene risolta  da parte dell'organo di controllo dell'Avvocatura per il tramite del richiamo al decoro dell'attività posta in essere dal difensore; attività che potrebbe essere sminuita in caso di vendita delle proprie prestazioni professionali a prezzi modici.

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La tariffa è segreta anche perché non è determinabile in via astratta, ma va valutata a seguito della esposizione del caso concreto, tenendo in debita considerazione tutte le difficoltà che possono incontrarsi con particolare attenzione al tipo di autorità adìta e agli atti occorrenti per l'instaurazione e la prosecuzione del giudizio. Ma, la ratio principale dell'oscuramento pubblico dei prezzi resta l'annullamento della possibilità di creare una linea di concorrenza tra colleghi.

L'attuazione di ciò crea inevitabilmente diseguaglianze sul piano sociale con risvolti pratici nella realtà dei fatti, connotando di maggior prestigio gli studi legali abituati a chiedere onorari salati, a discapito di chi cerca di andare incontro alle esigenze di coloro i quali  trovandosi in difficoltà si rivolgono ad un qualunque operatore del diritto per la definizione delle controversie.

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