Sull'annoso dibattito avente ad oggetto la coltivazione per così dire domestica di cannabis o di altre droghe equivalenti, si stanno formando delle soluzioni che potrebbero avere carattere decisorio. La Corte Costituzionale con la sentenza n. 109 del 2016 ha statuito sulla configurabilità del reato da coltivazione di cannabis, ancorché per uso puramente personale. La  citata sentenza trae origine dal ricorso della Corte d'appello di Brescia, la quale ha sollevato una questione di incostituzionalità sul diverso trattamento sanzionatorio previsto in capo a chi coltiva droga per finalità personali e chi acquista la sostanza presso terzi.

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I secondi sono passibili di sole sanzioni di natura amministrativa. Per i giudici di Brescia la condanna penale prevista per chi coltiva droga in casa per uso personale apre lo spartiacque ad un discrimine violativo dei principi di uguaglianza e di parità.

Chi coltiva alimenta il mercato dello scambio

La Corte Costituzionale ha proceduto al rigetto del ricorso, motivando infondata la questione sollevata.  Il carattere ingiusto potenzialmente ravvisato è nella realtà dei fatti inesistente..

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Il diverso trattamento sanzionatorio previsto per le due diverse categorie, rispettivamente coltivatori e  soli assuntori di sostanze stupefacenti, è giustificato dalla circostanza che chi coltiva, anche se il risultato iniziale ottenuto è minimo, è comunque capace per la sussistenza del mezzo (la pianta) di poter cedere ad altri il quantitativo o parte di esso così ottenuto. Non rileva il vero effetto drogante della sostanza, ma il comportamento considerato di per sé illecito perché contrario alle norme di ordine pubblico e di buon costume, oltre ad incrementare un mercato deleterio: il mercato della droga.

L'interesse preminente dietro le asserite disposizioni è rappresentato soprattutto dalla tutela della salute.

Porre fine agli orientamenti applicativi contrastanti

Attualmente i casi di coltivazione di droga per uso personali sono stati risolti diversamente dalle sezioni della Corte di Cassazione. Talune sentenze si sono orientante per la non configurabilità del reato nel solo in caso in cui la pianta posseduta non produce alcun effetto drogante; altre decisioni, al contrario, hanno ritenuto parimenti insussistente il reato anche nel caso di quantità minima di droga.

In virtù di ciò, tra molte persone, soprattutto adolescenti, è stato quasi una moda coltivare cannabis sui balconi della propria abitazione in quanto non vi ravvisavano illiceità per mancanza di impunità. Le dinamiche sui profili dei nuovi reati stanno evolvendo togliendo la speranza di tanti a continuare a considerare conforme al diritto il possesso di sostanze stupefacenti derivanti da coltivazione delle piantine, adducendo la giustificazione della destinazione personale.

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