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Il fatto portato oggi alla cronaca era stato preannunciato il 3 aprile da un ragazzo di Bari, che con un messaggio ai suoi amici più intimi aveva confessato l'intenzione di volersi suicidare mentre attendeva il passaggio dell'ultimo treno nella stazione in cui si trovava. Questo annuncio è sembrato 'cadere' nel dimenticatoio in quanto il ragazzo, fortunatamente, sembrava aver rinunciato al folle gesto; nessuno s'aspettava che il suo malessere interiore fosse più grande della voglia di vivere e che fosse rimasto legato a quel messaggio di disperazione che ha deciso di mettere in atto.

Oggi la storia di questo ragazzo è sulla Cronaca Nera dei media e riporta alle indagini che probabilmente faranno luce sulla motivazione del suo gesto.  

Cosa spinge al suicidio

La disperazione è una fonte enorme di dolore e non tutti riescono ad accettare di vederla far parte della propria esistenza, e quando a questa non subentra nemmeno l'aiuto morale dei propri amici o familiari, allora si arriva a sentirsi legati ad una enorme catena dentro un'invincibile gabbia fatta di lacrime, di annullamento, del pensiero sempre più convincente di non essere amati, di essere per tutti delle persone inutili.

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Così, l'anima di questo ragazzo a cui non possiamo dare un nome, nella notte di martedì ritornando a casa s'è fermato a pochi metri dalla sua abitazione e invece di entrarvi è ritornato verso la stazione per gettarsi sui binari mentre passava un Frecciabianca che andava a Bari. Oggi il caso sembra riaccendersi grazie al passaparola degli amici sul noto social Facebook, interrogandosi sulle cause che potrebbero avere indotto il 18enne al gesto estremo.

Le 'confessioni' su Facebook

Le ragioni di questo misterioso suicidio possono essere tante e la comunità Facebook, gli amici, i compagni di scuola e i suoi conoscenti, sembrano indicarne alcune che lasciano immaginare quanta sofferenza possa aver subito il giovane prima di maturare questo folle gesto. Si parla di bullismo in quanto vittima di alcuni gruppi di ragazzi, ma anche del suo coming out fortemente rifiutato dai genitori adottivi che non accettavano la sua omosessualità e l'amore che aveva confessato per un altro ragazzo; anche se questo non toglie i dubbi, con le indagini che si stanno interrogando sulla vera causa della morte.

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Suicidio o disgrazia si rincorrono così sulla 'bocca' dei 'Social' che svelano altri retroscena e accendono i riflettori sul caso, come la richiesta d'aiuto del mese prima rimasta inascoltata, che si era rivolto ai servizi sociali e anche ai carabinieri denunciando i casi di maltrattamento e in ultimo che aveva deciso di farsi aiutare da uno psicologo per tentare di essere 'salvato'.

Il suo passato

Un padre criminale lo 'porta' a un orfanotrofio fino all'età di otto anni dove sarà adottato da una coppia di Bari senza figli. Conflitti con i genitori adottivi, un rapporto con una ragazza concluso dopo quattro anni, maggiorenne scappa di casa perché vuole cambiare scuola, i genitori adottivi lo accontentano e entra in un nuovo istituto, aiutato da Facebook ritrova la madre e la sorella e programma un incontro con loro, una docente della vecchia scuola riferisce che lo sapeva felice e che viveva con naturalezza un rapporto omosessuale; il rifiuto dei genitori che si rimproverano di aver portato via lui dall'orfanotrofio invece di un altro ragazzo; poi la sequenza inquietante dei messaggi mandati al suo compagno prima di morire, dove gli chiede perdono e gli dice "Ti Amo", lasciando nel silenzio una risposta mancata.