Finalmente si conclude la lunga vicenda, durata quasi nove anni, del processo per il rogo alla ThyssenKrupp di Torino avvenuto la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, in cui persero la vita i sette operai: Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone. Dopo che al secondo ricorso in cassazione la sostituto PG Paola Filippi aveva chiesto il terzo processo per riconsiderare le attenuanti generiche per quattro imputati, in una requisitoria sintetica e senza menzionare le vittime né la gravità della vicenda, la corte ha respinto la richiesta confermando le pene stabilite.

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Le pene confermate

Gli "imputati eccellenti" erano l’amministratore delegato di ThyssenKrupp, Harald Espenhahn, i dirigenti Marco Pucci e Gerald Priegnitz, il membro del comitato esecutivo dell’azienda Daniele Moroni, l’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri. Le pene in fase di appello-bis, dopo il primo ricorso in cassazione e ora confermate, furono ridotte a nove anni e otto mesi per Espenhahn, 6 anni e 3 mesi per Pucci e Priegnitz, 7 anni e 6 mesi per Moroni, 7 anni e 2 mesi per Salerno e 6 anni e 8 mesi per Cafueri. E' probabile però che, come temuto da Antonio Boccuzzi unico sopravvissuto alla tragica vicenda e ora deputato del PD, l'amministratore delegato Espenhahn possa avere un ulteriore sconto di pena se dovesse venir estradato in Germania, poiché in quella nazione il tetto massimo, per la condanna di omicidio colposo aggravato subita da Espenhahn, è di cinque anni. In questo modo il principale responsabile del rogo si vedrebbe quasi dimezzata la pena.

Il rogo di nove anni fa

Quella notte di nove anni fa i sette operai deceduti, insieme all'unico superstite, avevano cercato disperatamente, ma inutilmente di spegnere l'ennesimo incendio che si era generato sulla linea 5. Le bocchette di acqua e gli estintori erano praticamente inutilizzabili perché il sistema antincendio era stato volutamente lasciato in condizioni di non utilizzo. Infatti la dirigenza aveva intenzione di dismettere lo stabilimento, come in realtà fece dopo l'incendio che costò la vita ai sette operai.

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Torino città operaia si indignò subito per quel rogo che i PM incaricati delle indagini, Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso stigmatizzarono, definendo "sciagurata" e consapevole la scelta della Thyssen di limitare le spese di prevenzione. Il processo iniziò il 15 gennaio 2009 dopo oltre un anno di indagini e, dopo un processo di primo grado, due appelli e due ricorsi in cassazione, si conclude finalmente con una condanna definitiva per i colpevoli italiani. Alcuni di essi, come il Pucci ora responsabile della partecipate dell'Ilva, si presenteranno spontaneamente per scontare la pena.

Per la dirigenza tedesca di Thyssen invece occorrerà ancora attendere l'estradizione e la condanna della Corte federale competente.