Il target diventa via via sempre più ampio: così scrive Guido Olimpo sul Corriere.it. I jihadisti non cercano di colpire le sedi istituzionali: quelle preferiscono luoghi pubblici o comunque aperti al pubblico, più facili da raggiungere e quindi da colpire. In pratica, punti di ritrovo per la comunità. Un esempio? Il Bataclan. Oppure un bar nel cuore del quartiere diplomatico di Dacca.

Lì si punta a colpire i “crociati”, ovvero chi non crede nell’Islam e, per buona parte, anche chi non dà la stessa lettura che danno i membri dello Stato Islamico.

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Salvo chi riesce a recitare versetti del Corano. Per gli altri, sentenza di morte.

La presa degli ostaggi arriva soltanto in un secondo momento: prima c’è l’attacco all’esterno e le estenuanti ore di resistenza prima del blitz da parte delle forze dell’ordine. Il luogo viene prima studiato con ricognizioni e poi assalto con i mezzi disponibili.

Mentre in luoghi come gli aeroporti si può effettivamente parlare di un incremento nei controlli, cosa fare in una piazza, in un pub, in un locale o in un hotel?

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La risposta si fa sempre più complessa.

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