"Infedeli e apostati": questo il target indicato dall'Isis - o meglio, da Abu Bakr al-Baghdadi - il 21 maggio per dare il via a un Ramandan di sangue, in vista anche del secondo anniversario dell'autoproclamazione dello Stato Islamico. Dove colpire? Ovviamente in Occidente e, in particolare, nella terra dei crociati.

E così è stato, a partire dall'atomo impazzito di Orlando, che ha ucciso 50 persone in un locale gay negli Stati Uniti, passando poi per i due poliziotti uccisi in Francia fino all'attentato nell'aeroporto Ataturk di Istanbul e, ultimo soltanto in ordine di tempo, all'assalto nel bar di Dacca, capitale del Bangladesh.

A questi eventi se ne potrebbero aggiungere altrettanti, sicuramente non minori, che nelle ultime settimane hanno insanguinato le strade di Kazakhstan, Giordania, Afghanistan, Yemen, Iraq, Libia e Libano. Tutti attacchi rivendicati o attribuiti all'Isis.

Nessuna paura per le sconfitte incassate a Falluja, Sirte e, in parte, a Raqqa. Il portavoce al-Adnani, infatti, aveva previsto anche questa possibilità, escludendo però la fine dello Stato Islamico.

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