Si sono arresi all'alba gli ultimi militari che ieri notte si sono resi protagonisti di un tentato colpo di Stato ai danni del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. E il bilancio, dopo una lunga notte, è impietosa: i morti sarebbero 200, i feriti ben 1.400 e gli arresti ancora di più, tra poliziotti, militari e funzionari di alto livello. Almeno la metà dei morti sarebbero stati fatti fra i soldati "ribelli".

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Il tutto inizia ieri sera intorno alle 21:30. Le prime notizie in arrivo dalla capitale Ankara e da Istanbul parlano di aerei - probabilmente F16 - in volo a bassa quota. I primi video iniziano a circolare su Twitter. Il pensiero va subito alla paura degli attentati e ad un'operazione forse in corso proprio per evitare che si sparga altro sangue.

Il (fallito) golpe militare

La situazione dopo poco si ribalta mentre inizia a delinearsi la prospettiva di un colpo di Stato da parte dell'esercito turco.

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Esercito che dopo poco darà comunicazione ufficiale del golpe in corso, autodefinendo la propria fazione golpista come "Concilio per la pace" e annunciando di voler ripristinare "le basi democratiche e secolari del paese" erose dal presidente Erdoğan.

A Istanbul, nel giro di pochi minuti il ponte sul Bosforo diventa il simbolo del golpe in atto, con le auto immobili, bloccate dall'esercito che invita i cittadini a tornare a casa.

Sempre a Istanbul l'esercito arriva anche all'aeroporto Ataturk, portandoci con la mente all'attentato dello scorso 28 giugno. Inizia a diventare difficoltosa anche la comunicazione tramite social network. I punti ad essere accerchiati sono diversi: la sede dell'intelligence, la sede dell'AKP (il partito di Erdoğan) e anche le sedi di alcune televisioni.

L'esercito arriva infati anche alla sede della televisione di Stato, la TRT.

La sede di un'altra televisione, la CNN turca, sarà invece conquistata prima dall'esercito, poi dalla polizia, che interverrà per arrestare i golpisti, scatenando una rissa ripresa anche dal cellulare di uno dei giornalisti del canale all news.

La lunga notte della Turchia

I cittadini, invitati a restare o rientare a casa dall'esercito e a scendere nelle strade al presidente Erdoğan, corrono a procurarsi soldi e beni di prima necessità, come l'acqua, per paura di non trovarne più a sufficienza dopo questa lunga notte.

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Ai cittadini arrivati nei punti sensibili per ribellarsi al golpe i militari risponderanno col fuoco, facendo almeno un centinaio di vittime. Poco prima, intorno alle 23:30, Erdoğan ha parlato su Face Time coi giornalisti di CNN Turchia, nella speranza di fare recapitare il suo messaggio a tutta la popolazione turca, sostenuto dalle moschee, schierate con lui. 

Alle 01:38 di stanotte le agenzie danno voce al capo dell'intelligence turca, che dichiara ufficialmente concluso il tentativo di golpe.

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Erdoğan avrebbe poi invitato tutta la popolazione a rimanere nelle strade per paura di alcune sacche di golpisti che potrebbero essere ancora in giro, per le strade delle città turche. Il premier turco Binali Yıldırım ha annunciato durante la conferenza stampa che i ribelli sono stati assicurati alla giustizia e che "verranno puniti come meritano". Per lui, però, la colpa del golpe sarebbe da far risalire al politico turco Fethullah Gülen, suo avversario.

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