Oggi si sono svolti i funerali delle vittime marchigiane del terremoto del 24 agosto, che ha devastato alcuni piccoli comuni del centro Italia. Martedì si terranno anche i funerali per le vittime del Lazio, che si concentrano soprattutto tra i comuni di amatrice ed Accumoli. Mentre alcuni corpi, con grande probabilità, sono ancora sotto le macerie, si vive il momento del lutto e del cordoglio. Ma c'è già chi guarda oltre, per il bene della sua gente.

Un sindaco e la sua città

Questo terremoto ha portato alla ribalta mondiale una realtà che costituisce l'ossatura della nostra penisola, ma che i più ignorano, ed è quella dei piccoli centri, dei borghi sperduti in mezzo apanorami mozzafiato.

Comuni con pochi abitanti, ma ricchi di bellezza e caldi di accoglienza; comuni i cui nomi spesso sono sconosciuti alla maggioranza degli stessi italiani. Amatrice era già uscita dall'anonimato grazie all'abile azione del suo sindaco, Sergio Pirozzi, che negli ultimi anni non ha mai perso occasione di sottolineare comeil termine "amatriciana" celasse ben più che il gustoso, omonimo piatto. Spirito battagliero, è stato suo il primo grido che si è levato dai calcinacci e dalle pietre delle case distrutte: "Amatrice non c'è più" ha annunciato all'alba del terribile giorno in cui si è dovuta constatare l'amara verità di quella frase.

Amatrice risorgerà

Mentre i cittadini piangono i morti e cercano di raccogliere i pezzi delle loro vite, Pirozzi sta facendo l'unica cosa che può dare loro un barlume di fiducia nel futuro: sta già lottando come un leone affinché non accada ciò che troppo spesso, in passato, è già accaduto, e cioè che lui, la sua cittadina, la sua gente, vengano dimenticati.

Nessuno si illude: Amatrice non potrà mai tornare ad essere ciò che era, ma potrebbe risorgere più bella, se solo ne verrà rispettata l'anima profonda.

Le radici sono profonde

Amatrice, e con lei tutti gli altri comuni del centro Italia che sono stati danneggiati dal sisma, ora sembrano scenari di guerra, ma ciò che il terremoto non può abbattere sono le radici profonde da cui sono nati. Parliamo di una tradizione lontana, quella dei nostri nonni e avi che hanno reso l'Italia il Bel Paese che il mondo intero ci invidia. Facciamo in modo che questa tragedia, e il prezzo elevatissimo che ha richiesto, diventino un nuovo inizio, una riscoperta di ciò che eravamo e che potremmo ancora essere. Come per Amatrice, non è possibile riportare in vita il passato ma, invece di commemorarlo, gli si potrebbedare una nuova forma, possibile e sostenibile.Amatrice e la sua gente ci hanno ricordato la vera natura del nostro Paese, e ora è compito di tutti darle una seconda possibilità.