La Cina continua ad eseguire illegalmente trapianti di organi in tutto il suo territorio, nonostante abbia detto di aver abbandonato questa pratica ormai da anni.È questa la conclusione di un rapporto pubblicato dall'ex segretario di stato canadese David Kilgour, che ha realizzato la ricerca in collaborazione con l'avvocato per i diritti umani David Matas ed il giornalista Ethan Gutmann.Gli autori dell'indagine, che intendono riportare a galla gli illeciti in ambito medico che si verificano nel paese asiatico, stimano che almeno 60.000 organi siano trapiantati annualmente, anche se questa cifra potrebbe salire fino a 100.000.Complessivamente, dal 2000 in Cina sarebbero state realizzate circa un milione e mezzo di operazioni chirurgiche riguardanti il trapianto di fegato e reni; di queste, oltre 300.000 avrebbero avuto luogo in centri non regolamentati.Questi dati sono stati pubblicati in due libri risalenti al 2009 e al 2014, recentemente aggiornati ed intitolati "Bloody Harvest" e "The Slaughter".

La Cina utilizza gli organi dei prigionieri di coscienza

Chi sono i "donatori" di organi che permettono ai chirughi cinesi di portare a compimento tutti questi trapianti? Secondo lo studio, essi sarebbero in gran parte i prigionieri di coscienza detenuti dal governo comunista. Il fatto non sorprende nessuno, se si considera che, secondo Amnesty International, la Cina batte tutti nella cupa classifica dei paesi che si servono della pena capitale, staccando abbondantemente anche l'Arabia Saudita e l'Iran per numero di condannati a morte.

In risposta a quest'inchiesta, il portavoce del Ministo degli Esteri cinese Hua Chunying ha dichiarato che le accuse di portare avanti una politica di trapianto forzato degli organi "non hanno alcun fondamento reale e si basano sull'immaginazione". Nel 2014 la Cina aveva però riconosciuto il fenomeno quando annunciò che avrebbe posto fine alla "raccolta" di organi dai prigionieri e che sarebbe passata ad un sistema di donazione volontaria.

Il governo cinese afferma ufficialmente che nel paese vengono completati circa 10.000 trapianti di organi annualmente, ma l'avvocato David Matas crede che "si può andare facilmente oltre la cifra dichiarata dal governo, semplicemente guardando ai due o tre ospedali principali del paese. E si può concludere che in Cina lo stato sia coinvolto nell'uccisione di massa di innocenti".

La persecuzione di Falun Gong

La maggior parte degli organi utilizzati nei trapianti illegali in Cina sarebbero rilevati dai prigionieri di coscienza e altri detenuti particolari, come i seguaci della dottrina di Falun Gong, una disciplina spirituale che combina esercizi fisici e meditazione con una filosofia morale centrata su compassione e tolleranza.

Falun Gong è stato introdotto nel 1992 dal maestro Li Hongzhi, diventando in breve tempo praticata da milioni di adepti su tutto il territorio cinese.

Tralasciando le motivazioni del governo comunista cinese - che pure sono state analizzate da alcuni studi occidentali - nel 1999 questa disciplina fu bandita nel paese asiatico ed i suoi sostenitori iniziarono ad essere arrestati e perseguitati. Secondo Matas, Kilgour e Gutmann, da allora migliaia di persone sono state imprigionate per il solo fatto di seguire i dogmi di Falun Gong, per poi essere "giustiziate" in modo da rendere disponibili i loro cuori, fegati e reni, favorendo la creazione di un vero e proprio mercato di organi umani.

Nonostante il governo abbia sempre negato le accuse di condanne emesse da organi extragiudiziari e di persecuzioni, secondo Matas "c'è stata una vera e propria strage dei praticanti il Falun Gong con l'obiettivo di poter trapiantare i loro organi. I numeri vanno ben al di là delle nostre stime iniziali".

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