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Quando il terremoto della notte del 24 agosto ha colpito le regioni centrali dell'Italia, ha seminato morte e distruzione. Le operazioni di soccorso sono iniziate immediatamente, ma sono state ostacolate dalla difficile accessibilità di molti dei borghi colpiti. In particolar modo, dopo una seconda scossa, quella del 26 agosto di magnitudo 4.8, il ponte tre occhi che collegava la cittadina di amatrice con la Strada Statale 4 Salaria è stato dichiarato inagibile. Per arrivare nel Comune laziale era necessario fare un lungo giro.

Un'operazione a tempo di record

L'Italia è storicamente il Paese delle lungaggini e delle grandi opere protratte per anni: questa volta, invece, si è davvero operato a tempo di record.

Grazie all'azione congiunta della Protezione Civile del Friuli e del Genio dell'Esercito, in poco più di una settimana è stata costruita una strada alternativa a poca distanza da dove sorge il ponte originale, in modo da ripristinare il collegamento diretto tra Amatrice e la Salaria. Ad inaugurare la variante c'erano il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il Capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, e ovviamente il sindaco della città di Amatrice, sergio pirozzi.

L'importanza di un simbolo

Il sindaco Pirozzi sa bene che la ricostruzione di Amatrice parte prima di tutto da un'operazione di fiducia nei confronti dei cittadini, che devono avere la certezza che potranno tornare nei tempi più brevi possibili ad avere una vita normale. Anche se Amatrice e nessun altro dei borghi colpiti dal sisma saranno mai più quello che erano prima del sisma, è possibile tornare a vivere, ma solo se non verranno abbandonati.

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Il rischio concreto è che, con l'arrivo dell'inverno, le persone decidano di andarsene altrove. I piccoli, deliziosi borghi del centro Italia, che ne costituiscono il cuore pulsante, morirebbero definitivamente. Così Pirozzi ha deciso di chiamare il nuovo collegamento "Ponte della Rinascita": nome forse un po' altisonante, che però serve soprattutto a sottolineare l'importanza simbolica (oltre che pratica) di quest'opera. Se si vuole, si può.

Un impegno che va mantenuto

In questi giorni sono state fatte molte solenni promesse al popolo amatriciano e a tutti coloro che hanno perduto affetti e abitazioni a causa del terremoto. La promessa riguarda sopratutto una possibilità concreta, per aree che già in precedenza erano depresse, di ricostruire il proprio tessuto urbano ed economico. Le due cose vanno di pari passo e non sono impossibili, ma perché si realizzino è necessario un intervento concreto, anche da un punto di vista normativo, da parte del governo centrale.

Il terremoto ci ha ricordato che l'Italia è un Paese molto particolare, e che globalizzazione non vuole dire necessariamente doversi uniformare a modelli che non ci appartengono. Nei prossimi mesi sapremo se la lezione è stata davvero compresa fino in fondo, e se si tornerà a dare valore a ciò che per il nostro Paese lo ha davvero.