La donna morta a Rimini malata oncologica, ha rifiutato il trattamento chemioterapico preferendo cure omeopatica, ovvero decotti a base di erbe ed ortica. Una scelta fatale, che l'ha portata all'inevitabile decesso.

La giovane donna, sposata e madre di due bambine, scoprì circa quattro anni fa di avere un nodulo al seno. Un controllo, una Tac e quindi ladiagnosi. Ecco quindi un'operazione al seno,alla quale- come da prassi - avrebbe dovuto seguire la chemioterapia.

Il rifiuto della chemioterapia

Ma lei non è ha voluto sapere di sottoporsi ai protocolli oncologici. Medici, parenti, amici e perfino il marito e i figli di 8 e 10 anni hanno tentato di tutto per dissuaderla dalla sua decisione, che ha avuto purtroppo la meglio.

Anche la giovane 34enne di Rimini, comeEleonora - la giovanepadovana morta qualche giorno fa per aver preferito le cure alternative alla chemio - seguiva la filosofia della nuova medicina germanica di Hamer, secondo cui il tumore è causato da un trauma mai elaborato, e che solo la forza del cervello può curarlo.

I medici del reparto di oncologia dell'Ospedale di Rimini che l'avevano in cura erano stati molto chiari circa le percentuali di guarigioni delle persone affette dallo stesso tipo di tumore. Pazienti che però avevano tutti accettato di sottoporsi al trattamento chemioterapico, determinante ai fini della completa guarigione.

Il fallimento delle cure alternative

Chissà cosa l'ha portataveramente a voler intraprendere con tanta insistenza la strada sbagliata, se solo frutto di reale sfiducia nella medicina tradizionale o piuttosto paura di affrontare gli effetti della terapia oncologica.

Fatto sta che la sua risposta era sempre e per tutti la stessa: "Posso curarmi da sola".

Un mantra che però tre mesi fa l'ha ricondotta in ospedale in condizioni gravissime e piena di dolori. Ma dopo i normali accertamenti, l'amara constatazione: le metastasi avevano raggiunto quasi tutte le parti del corpo. Dunque ormai non c'era più niente da fare se non accompagnarla dolcemente nei suoi ultimi giorni di vita.

Un'altra vita spezzata che invece poteva salvarsi.

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