Fare l'amore all'interno del confessionale di una chiesa non costituisce reato. E' quanto ha stabilito la Corte d'Appello di Bologna che si è pronunciata sul caso di una coppia che in primo grado era stata condannata per "atti osceni in luogo pubblico" dopo essere stata scoperta nel bel mezzo di un rapporto intimo all'interno del confessionale del Duomo di Cesena.
La vicenda risale a otto anni fa
Era l'estate del 2008 quando un'anziana signora si accorse che all'interno del confessionale stava accadendo qualcosa di insolito. Furono allertate immediatamente le forze dell'ordine e la coppia fu denunciata ed in seguito processata e condannata in primo grado a novanta giorni di reclusione, con il beneficio della sospensione della pena.
La vicenda suscitò un certo clamore tra i fedeli della parrocchia, tanto che il sacerdote per "cancellare il peccato" organizzò una messa di riparazione nel cui ambito il confessionale dove fu scoperta la coppia fu battezzato con acqua santa.
Il ricorso in Appello del legale della coppia
L'avvocato dei due audaci amanti però non si è arreso alla condanna in primo grado, e ha fatto ricorso in appello proponendo ai giudici alcune valutazioni per cui secondo lui non ci sarebbero stati gli estremi degli "Atti Osceni", in quanto il confessionale non sarebbe da ritenere un "luogo esposto al pubblico", essendo un luogo chiuso e non visibile. Una chiave di lettura che evidentemente ha convinto i giudici, che hanno ribaltato la precedente sentenza e assolto la coppia.
Il reato è stato recentemente depenalizzato
Il governo Renzi con ildecreto legislativo numero 8 del 15 gennaio 2016 ha depenalizzatol'articolo 527 c.p. ad eccezione dei casi in cui gli "atti osceni in luogo pubblico" siano compiuti all'interno o nei pressi di luoghi abitudinariamente frequentati da minorenni, con modalità tali da rendere possibile che questi possano trovarsi ad assistere. Il reato è stato depenalizzato, ovvero non è più di rilevanza penale, tuttavia per chi compie atti osceni in luogo pubblico è prevista una pesante sanzione che parte da 5mila e può arrivare a 30mila euro nei casi più gravi.