I riflettori mediatici italiani ed europei sono ben puntati sulla crisi migratoria, che rappresenta una manna dal cielo per i partiti ed i media che incentrano la loro azione sui migranti, trasformando l'odio in voti e dunque poltrone. Negli ultimi anni la copertura mediatica sulle questioni legate all'immigrazione è cresciuta, ma se dei migranti che riescono a sbarcare sulle nostre coste si fa un gran parlare, di quelli che non ce la fanno e muoiono nel mar Mediterraneo sentiamo parlare sempre meno. I morti in mare sembrano non fare più notizia, clamore, e probabilmente non fanno vendere copie o audience a seconda dei casi. Eppure il 2016 sembra proprio essere l'annus horribilis dei migranti, con quasi 4.000 morti in mare dall'inizio dell'anno ad oggi.

Il tragico bilancio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati

E' difficile stabilire con precisione il numero dei migranti che perdono la vita nel Mediterraneo, in quanto non sempre è possibile recuperare i corpi, così come qualche naufragio di piccole imbarcazioni potrebbe sfuggire all'occhio vigile dei soccorritori, tuttavia il portavoce dell’unhcr, William Spindler parla di almeno 3.800 migranti morti o dispersi accertati dall'inizio del 2016. Numeri che fanno impressione, se consideriamo che il numero dei migranti che hanno solcato il Mare Nostrum per sbarcare in Europa è diminuito rispetto all'anno scorso: circa 327mila contro il milione e 15mila del 2015. Dati alla mano è morto in mare un migrante ogni 88 che hanno intrapreso il viaggio della speranza a bordo di barconi fatiscenti.

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Nel 2015 moriva un migrante ogni 269, tre volte in meno dell'anno in corso.

I motivi del boom di decessi

Tra i motivi che hanno portato ad aumentare il numero di decessi in mare, nonostante gli sforzi dei soccorritori che ormai pattugliano le acque a largo della Libia, diversi fattori. Incide sicuramente il fatto che ora i barconi partono dal nord Africa, rotta notoriamente più pericolosa, ma anche il fatto che i trafficanti di uomini, personaggi privi di scrupoli, utilizzano barconi sempre più fatiscenti, in modo da massimizzare i guadagni, al punto che talvolta i migranti vengono spediti al largo a bordo di gommoni che non resistono all'impegnativo viaggio, e talvolta si rompono prima che i soccorritori possano trarre in salvo gli occupanti.

Aumenta il numero dei bambini che viaggiano nei barconi

L'Alto Commissariato Onu per i rifugiati evidenzia anche come sia considerevolmente aumentato il numero dei bambini che viaggiano sui barconi. Da gennaio a settembre di quest'anno sono arrivati oltre 20 mila bambini, mentre in tutto il 2015 erano stati 16.500, un aumento considerevole se consideriamo che in termini assoluti il numero dei migranti sbarcati in termini assoluti è tre volte inferiore all'anno passato.

Ed il 90% dei minori viaggia non accompagnato da adulti. Un aumento che desta preoccupazione, se pensiamo che Unicef definisce "sempre più critica" la situazione dei bambini rifugiati accolti nel nostro paese.