Sono giorni di grande protesta contro le politiche di accoglienza che anche la Regione Sardegna sta attuando all'interno del più ampio programma politico europeo sull'emergenza migranti. Lo stabile dell'ex scuola di Polizia penitenziaria di via Chiesa a Monastir, provincia di Cagliari, è nell'occhio del ciclone per via del progetto di riconversione in Centro di accoglienza. Un attentato incendiario ha danneggiato alcuni locali e avrebbe potuto avere un effetto ancora più devastante.

Le proteste contro l'accoglienza

La Prefettura di Cagliari ha disposto da qualche tempo che la struttura, di proprietà del Ministero, venga ristrutturata per accogliere i profughi, i cui sbarchi sono in notevole aumento nell'isola.

I centri di accoglienza regionali sono ormai saturi e si rende necessario riconvertire tutti gli spazi utili per far fronte alla crisi immigrazione. Di pochi giorni fa il sit in di protesta organizzato dai cittadini che, insieme all'Amministrazione comunale di Monastir, hanno così espresso pubblicamente la contrarietà di gran parte della comunità alla nuova destinazione d'uso imposta dai vertici della politica. Un sintomo chiaro e inequivocabile del malcontento generato dai continui arrivi di migranti che vanno ad appesantire un tessuto sociale nazionale già fortemente intaccato dalla morsa della povertà.

L'incendio e quella bombola inesplosa

Ieri sera l'onda di protesta ha raggiunto il livello di guardia. Intorno alla mezzanotte un gruppo di ignoti si è introdotto nello stabile con un'intenzione poi apparsa chiara: far saltare in aria la struttura e renderla così inservibile.

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Dopo aver scavalcato il muro di cinta, il gruppo ha incendiato il quadro elettrico della centrale idrica e ha cosparso di benzina il locale caldaie, generando una forte esplosione. Gli inquirenti hanno rinvenuto anche una bombola di gpl da 15 kg fortunatamente inesplosa. L'ipotesi è che si volesse utilizzare anche il gas per massimizzare il potenziale distruttivo degli incendi. Su segnalazione dei residenti, sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri che hanno impiegato alcune ore per la messa in sicurezza dell'edificio.

Pigliaru e Alfano compatti contro 'gesto delinquenziale'

Il presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru ha fermamente condannato l'attentato definendolo un subdolo tentativo di instillare nella popolazione un sentimento di avversione all'integrazione. Ha ribadito che l'isola continuerà a rispettare le direttive del Governo in materia di accoglienza, rispetto alle quali non si intende fare alcuna marcia indietro. Nell'ottica di un miglioramento progressivo del potere di accoglienza delle strutture presenti sul territorio, Pigliaru ha approfittato per sottolineare comunque la necessità che il Governo presti molta attenzione alla saturazione degli spazi in Sardegna.

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha ridimensionato la portata del gesto definendolo "delinquenziale", ribadendo il fatto che la situazione in Sardegna, come in tutte coste nazionali, "è sotto controllo".