Sembra che non ci sia limite alla macabra furia omicida dell'Isis, che si esprime purtroppo quotidianamente. La scoperta di una fossa comune nei pressi della città di Hamma Alil, fatta dalle truppe irachene che avanzano su Mosul, si inserisce nel quadro dell'orrore jihadista'. Oltre 100 cadaveri, tutti decapitati, sono stati infatti rinvenuti in questa fossa, una delle tante scavate in due anni dai miliziani del Califfato.

Si ritiene che un'esecuzione di massa sia stata condotta dall'Isis all'interno del campus universitario di Agraria della città, a circa 20 chilometri da Mosul, e, con fatica, si sta procedendo all'identificazione delle vittime.

Nuovi fronti e nuovi orrori

La riconquista di Mosul da parte delle forze irachene, avvenuta sabato scorso, non è risolutiva del conflitto e s'inserisce in una strategia militare, che trova non poche difficoltà a causa delle continue azioni di kamikaze dell'Is.

E, mentre i peshmerga curdi aprono nuovi fronti, sferrando attacchi anche a Bashiqa per riconquistarla, le forze della coalizione internazionale, guidata dagli Usa, compiono da ieri raid aerei su Raqqa, roccaforte del sedicente Stato Islamico in Siria, a sostegno dell'offensiva curda, lanciata sempre nella giornata di ieri.

Ma gli atti terroristici del Daesh seminano morte, rallentando le operazioni militari dei peshmerga curdi. A Baghdad, nei giorni scorsi, sono state infatti numerose le vittime di attentati di matrice jihadista.

La posizione di Erdogan

L'avanzata delle Forze democratiche siriane (Sdf), a predominanza curda, sul territorio di Raqqa si preannuncia lenta e difficoltosa. La Turchia di Erdogan, infatti, considera 'terroriste' queste milizie, perché legate ai separatisti curdi del Pkk, che si oppongono al governo di Ankara. E si è resa necessaria una mediazione diplomatica statunitense per garantire una cooperazione sicura e stabile col governo di Raqqa.

Ma il presidente Erdogan ha confermato la sua posizione, affermando che è 'ingenuo' pensare di combattere l'Isis con 'un'altra organizzazione terroristica'. Il clima è teso e la Turchia, nella sua politica internazionale, è sempre meno incline ad appoggiare forze che potrebbero inficiare la stabilità del suo regime.

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