Vittoria degli indiani sioux! Dopo diversi mesi di pacifica battaglia, gli indiani della riserva di Standing Rock sono riusciti, almeno temporaneamente, a bloccare il passaggio del nuovo oleodotto in North Dakota. Infatti i Sioux condannavano da tempo la realizzazione dell'opera da parte dell'Energy Transfer Parteners: il progetto prevedeva la realizzazione di circa 2000 chilometri di oleodotto che avrebbe interessato 4 grandi stati americani, dal North Dakota fino all'Illinois, con un percorso sottomarino che avrebbe messo a rischio il bacino idrico delle comunità locali.

L'ennesimo tentativo da parte dei bianchi di profanare un territorio sacro per gli indiani, luogo di sepoltura dei loro avi e minacciato dalle lunghe mani delle lobby petrolifere.

Una resistenza che ha coinvolto non solo i nativi americani, ma anche 2000 veterani, diversi attori e la stessa Greenpeace. Migliaia di dimostranti hanno portato la protesta fino a New York dando voce a coloro hanno visto distrutta la propria terra per colpa di chi da sempre si considera superiore per civilizzazione e potenza. Nonostante le guerre perse contro la colonizzazione, però i nativi non hanno abbandonato lo spirito battagliero che li ha condotti a una storica vittoria in difesa dei propri diritti. Proprio in seguito alle proteste, l'amministrazione Obama aveva già bloccato il progetto per dare la possibilità al Genio militare di esprimersi. L'Esercito USA, che ha giurisdizione su una parte del territorio interessato, ha poi annunciato la bocciatura del progetto, non cedendo all'azienda costruttrice il permesso di realizzare l'opera, per la quale verrà trovato un percorso alternativo.

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Le belle notizie però hanno vita breve. Infatti il portavoce del presidente neoeletto, Jason Miller, ha fatto sapere che la parola definitiva l'avrà Trump che valuterà la decisione presa da Obama, rimarcando anche come il tycoon sia da sempre favorevole alla realizzazione del progetto. Dal canto loro, i nativi Sioux hanno ribadito il loro diritto a protestare per tutelare le praterie e l'intero ecosistema che verrebbe seriamente compromesso nell'eventualità di fuoriuscita di greggio. Una perdita per tutti in un'epoca in cui si continua a dipendere dai combustibili fossili invece di trovare energie alternative; e ancora di più un danno nei confronti dei nativi americani che a distanza di secoli vedono i loro diritti ancora calpestati.