Boubaker el Hakim è morto lo scorso 26 novembre a Raqqa (città autoproclamatosi "capitale" dello Stato Islamico) con un raid statunitense mentre stava guidando un veicolo. La notizia è stata confermata dapprima dagli attivisti anti-ISIS di "Raqqa is being Slaughtered" e dopo dai militari USA all'Ap.

Chi era il terrorista Boubaker el Hakim

Lo Jihadista è stato uno dei leader più importanti dell'ISIS, il progettatore e uno degli ispiratori dell'attacco al giornale satirico Charlie Hebdo in Francia.

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Il 33enne era, anche, un esponente importante di "Ansar al Sharia" ed era noto alle forze armate, non solo per l'attacco congiunto al giornale francese, ma anche per le sue apparizioni nei famosi video di rivendicazione jihadista: uno tra questi il video di rivendicazione per l'uccisione dei due deputati dell'opposizione tunisina Chokri Belaid e Mohamed Brahiri. El Hakim è nato in Francia (più precisamente a Parigi) nel 1983 da una numerosa famiglia tunisina. Possedeva un doppio passaporto e nel 2013, dopo l'invasione dell'Iraq, ha iniziato a creare una rete jihadista al comando del leader di Al Qaeda in Iraq, Al Zarqawi.

Trasferitosi in Siria è stato successivamente arrestato per poi essere estradato in Francia. Qui, nel 2008, era stato condannato a scontare sette anni di prigione. Rilasciato dalla polizia francese solo nel 2011 (probabilmente per "buona condotta"), Boubaker si è spostato in Tunisia dove ha ucciso i due deputati. Dal 2011 fino alla sua morte ha reclutato giovani per l'ISIS ed è stata la mente, insieme ai fratelli Said e Sherif Kouachi, dell'attacco terroristico al giornale Charlie Hebdo. Si pensa che Boubaker fosse stato protagonista anche dell'attentato al Museo Nazionale del Bardo a Tunisi, lo scorso 18 marzo 2015.

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La lotta degli USA contro l'ISIS

Lo scorso mercoledì l'ex Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha parlato a Tampa (in Florida) del ruolo che gli USA stanno avendo in Siria contro il terrorismo islamico. 'Gli USA stanno spezzando la schiena all'ISIS', ha esordito, affermando che sarebbero circa 120 i vertici del Califfato uccisi fino adesso e oltre 50mila i miliziani caduti in battaglia dall'inizio del conflitto.