Nel 2013 le percosse subite dall'ex compagno, che non accettava la fine della loro relazione, furono tali da costringere i medici ad asportarle la milza. Oggi invece Rosaria Aprea, 24enne reginetta di bellezza, diventata testimonial della lotta contro la violenza sulle donne, si trova agli arresti domiciliari. Questa la decisione del Gip di Santa Maria Capua Vetere, notificata dai carabinieri alla ragazza e a una sua amica, la 34enne Jeanette Boutria, anche lei indagata per il reato di stalking.

Le due ragazze, infatti, avrebbero minacciato l'ex fidanzato della Aprea - diverso da quello che l'aveva picchiata e che attualmente si trova in carcere -, violando l'ordinanza che le imponeva il divieto di avvicinamento nei luoghi frequentati dal giovane, con il quale ha avuto un figlio. La misura risale all'aprile dello scorso anno, quando Rosaria Aprea, sempre con la complicità dell'amica, avrebbe minacciato il suo ex con l'uso delle armi e vantando parentele con alcuni personaggi di spicco della criminalità organizzata locale.

Da vittima a colpevole

Rosaria Aprea salì alla ribalta della cronaca nazionale dopo che le percosse subite dal suo ex compagno le avevano provocato l'asportazione della milza. Da quel momento il suo volto è stato a lungo presente sulle pagine dei giornali e nei principali programmi televisivi, a denunciare il fenomeno della violenza contro le donne. La ragazza aveva annunciato anche l'intenzione di partecipare a miss Italia, come a testimoniare che la bellezza e la forza delle donne vincono su tutto, violenza compresa.

Oggi il suo nome appare nuovamente sulle pagine di cronaca, ma in un'altra veste. Proprio lei, che più di tutti dovrebbe sapere come ci si sente ad essere perseguitati, minacciati, privati della propria libertà e serenità, è ai domiciliari per stalking nei confronti del suo ex compagno, padre, tra l'altro, di suo figlio. Un'inspiegabile inversione di ruoli, che rischia di vanificare la sua testimonianza e i messaggi di coraggio che più volte ha rivolto alle giovani donne vittime di violenza.

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