Milano è forse la città italiana più variopinta sotto il profilo delle etnie, delle tradizioni, delle abitudini, delle stravaganze. È quasi prevedibile che qui, soprattutto in centro, all’ombra di quella Madonnina che ogni giorno è ammirata da turisti e lavoratori provenienti da ogni parte del mondo, si possa assistere alle più disparate manifestazioni, proteste, discussioni. anche nel gennaio più freddo degli ultimi anni, anche con la crisi.

È accaduto lunedì 16 nel McDonald che dà su piazza Duomo. Gli artefici di quella che possiamo definire una piccola e pacifica protesta sono stati un gruppo di persone, accomunate dall’appellativo ‘Iene vegane’.

Cosa è accaduto

Già dal nome della ristretta comunità di manifestanti si può intuire cause e sviluppi dell’evento. Una donna, incaricata come portavoce, espone le prove che hanno reso necessaria questa protesta.

Come primo argomento porta gli animali torturati, vittime delle multinazionali del campo alimentare. A sostegno di questa tesi porta un video, che definisce ‘virale nella rete’, girato nel Minnesota, in cui un dipendente di uno di questi colossi dell’industria del cibo tiene un pollo appeso per il collo e lo fa crudelmente girare su stesso. Poi parla degli hamburger, punto di forza nonché ingrediente presente nella maggior parte dei prodotti targati McDonald, e dello street food in generale.

Essi, secondo le fonti del gruppo, espresse dalla donna, proverrebbero da bovini fatti vivere per 3-4 mesi alla luce del sole, per poi essere strozzati in uno stato di totale coscienza. "Esseri senzienti – dice la donna – come cani e gatti che vivono nelle case di molti".

Da vittime animali si passa a vittime umane. Si tratta delle popolazioni indigene “che vengono costrette ad andarsene dal loro territorio” perché molte aziende internazionali, tra cui il McDonald, abbattono gli alberi della Foresta Amazzonica per rifornirsi di carta. E in quelle zone le stesse aziende trovano lo spazio per le colture di ingredienti dei loro prodotti.

Perchè proprio lì

Dopo il racconto di queste situazioni che coinvolgono non direttamente Milano e l’Italia, si passa al dialogo diretto con gli spettatori della protesta, i consumatori del Mc, che secondo la voce del gruppo sovvenzionano tutto ciò che ha precedentemente esposto, passandoci pomeriggi interi, consumandoci pranzi. Gli stessi che, sollecitati da questi discorsi, possono fare la differenza.

La pacifica manifestazione si chiude con un coro dal contenuto emblematico: “Per tutti gli animali libertà” , seguito da una frase al veleno: "Vi ricordo, che fino a poco tempo fa, anche le persone erano schiave".

Una protesta avanzata in modo pacato, proposta in una data strategica, alla viglia di Sant'Antonio Abate, protettore degli animali. Nessun riscontro sull’ordine pubblico. Il personale del fast food ha continuato senza modifiche il proprio servizio, i consumatori hanno reagito in modo più divertito che spazientito, anche quando tirati in causa, alcuni hanno girato gli immancabili video, altri si sono mostrati interessati.

Milano è una città che dà voce a chi ha il coraggio e l’ardire di prendersela. Sta poi a chi vi è attorno, per le piazze, per le vie, recepire il messaggio, e rendere fatti le parole. È un discorso che vale per ogni manifestazione, questa compresa.

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