Un commando di otto killer della mafia, mandato a Roma con un preciso obiettivo: uccidere l’allora direttore degli Affari penali Giovanni Falcone. Siamo verso la fine del febbraio del 1992: Totò Riina decide di far fuori il magistrato, da anni impegnato nella lotta a Cosa Nostra, pochi mesi prima di cominciare quella sanguinosa strategia basata su una serie di stragi, per mettere in ginocchio lo Stato. A rivelarlo sono le intercettazioni delle chiacchierate in carcere di Giuseppe Graviano, boss all’ergastolo dal 1994, con il suo compagno di prigionia, il camorrista Umberto Adinolfi.

Un commando per freddare Falcone a Roma

La squadra sarebbe stata composta da otto mafiosi, “alcuni palermitani, due di Brancaccio, due che poi se ne sono andati a un matrimonio, e altri due che sono diventati pentiti, uno di Castelvetrano e uno di Mazara del Vallo”. Arrivati a Roma, prendono in affitto un appartamento ai Parioli e si comportano da turisti, frequentando locali alla moda, comprando abiti in via del Corso e lasciando in giro diverse tracce delle loro carte di credito. I killer incominciano a cercare Falcone – odiato anche per le sue battaglie a favore di un regime detentivo duro – per poterlo freddare, a volte commettendo alcuni errori grossolani; come quando sbagliano ristorante, confondendo "il Matriciano" nel quartiere Prati, con la trattoria frequentata dal loro obiettivo, "La Carbonara", a Campo de' Fiori.

Otto mafiosi al Teatro Parioli

Una sera gli otto uomini di Cosa Nostra si presentano anche al Teatro Parioli, dove si registra una puntata del Maurizio Costanzo Show con ospite Falcone. Il conduttore del programma, interpellato dai giornalisti del Fatto, non ha molti ricordi di quella trasmissione, durante la quale naturalmente si parlò a lungo di mafia.

“Allora chiunque aveva libero accesso al teatro, non si pagava il biglietto – spiega Costanzo – solo dopo il fallito attentato contro di me del 14 maggio 1993 furono attivati maggiori controlli". Non si conoscono i motivi della scelta dei killer di non colpire quella sera. Quel che è certo è che dopo qualche giorno Riina decide di cambiare programma e il 4 marzo fa arrivare agli otto l’ordine di tornare in Sicilia: solo poco tempo dopo con l'omicidio di Salvo Lima a Mondello assistiamo all’atto iniziale di quella strategia delle stragi di Cosa Nostra, ancora da chiarire soprattutto per quanto riguarda i contatti che in quel periodo ci sono stati tra mafia e Stato.