L’Abruzzo brucia. Brucia il Morrone, brucia la Valle Subecquana, brucia la Valle Peligna. In tredici giorni di incendi e roghi, chiaramente dolosi, sono andati in fumo migliaia di ettari di verde del Parco Nazionale, distruggendo la sostanza e l’immagine stessa dell’Abruzzo-Regione Verde dei Parchi. Ma chi c’è dietro i roghi?

Abruzzo in fiamme, i primi roghi

Ricostruiamo i fatti: i primi incendi sono cominciati circa quindici giorni fa, sulla Maiella, quando, durante una Fiera dell’agricoltura, è stato permesso ad alcuni visitatori di portare le attrezzature per una bella scampagnata con i classici arrosticini abruzzesi.

Il vento, secondo una prima ricostruzione, avrebbe fatto partire una scintilla, accendendo il primo rogo, che in ventiquattro ore ha scatenato il disastro. Per quell’incendio sono stati individuati e saranno probabilmente indagati 20 ragazzi del pescarese, colpevoli di quella ‘leggerezza’ sciagurata che però nessuno ha impedito. Ma il peggio doveva ancora venire. Tredici giorni fa i riflettori si sarebbero dovuti accendere sul Morrone per le celebrazioni dei vent’anni del famoso ‘Omicidio del Morrone’, quando un pastore albanese uccise brutalmente due ragazze sequestrate durante un’escursione.

E invece, fatale coincidenza, quella notte stessa anziché i riflettori si sono accesi i primi incendi proprio sul Morrone. Incendi che, ancora in questi minuti, stanno divampando quasi con una tecnica scientifica. Quando un rogo sta per placarsi, ecco che ne scatta un altro, peraltro in zone impervie della montagna, quasi sempre su fronti diametralmente e geograficamente opposti, in modo da rendere ancora più difficili le operazioni di spostamento di mezzi e uomini.

Incendi in Abruzzo, i ritardi e le carenze

Il giudizio unanime di politica e ambientalisti è che la Regione Abruzzo e la sua Protezione Civile si sono attivati in ritardo, sottovalutando i primi roghi, e peraltro senza mezzi. Alla polemica sullo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato, confluito nell’Arma dei Carabinieri, privando i Parchi di una vigilanza fondamentale, si è aggiunta quella sull’assenza iniziale dei Canadair.

Le operazioni di spegnimento erano affidate alle sole mani dei Vigili del Fuoco ‘appiedati’ che non potevano, ovviamente, fronteggiare il fuoco. E solo dopo i primi dodici giorni di roghi, sono entrati in azione quattro Canadair, con il supporto anche della Francia. Troppo tardi: a oggi il danno non è quantificabile, e mai lo sarà. Sulla rete rimbalzano le immagini di una distruzione disperata e inimmaginabile. Flora e fauna distrutte, le carcasse di centinaia di animali che vivevano nel Parco Nazionale, cervi, scoiattoli, gatti, lupi, ritrovati carbonizzati o morti per asfissia, tanto da far pensare inizialmente all’utilizzo di animali come micce per innescare gli incendi.

Incendi in Abruzzo, ecco chi ha agito

Ma chi c’è dietro il disastro? Sicuramente ad agire non è una sola mano; sicuramente è qualcuno di molto esperto, qualcuno che conosce bene i luoghi, capace di raggiungere, con mezzi propri, anche i luoghi più impervi e scoscesi della montagna, ben sapendo che per spegnere quei roghi servirà per forza il mezzo aereo, visto che mai piede umano potrebbe arrivarci con un incendio in atto. Ed è qualcuno anche esperto di incendi, e ben attrezzato, qualcuno, insomma, che non ha paura della montagna e delle sue insidie, tanto da agire senza lasciarci la pelle. Un identikit vago, per ora, sul quale stanno lavorando gli inquirenti guidati dal Procuratore Giuseppe Bellelli cercando anche di capire chi potrebbe guadagnarci da quei roghi.

Da scartare l’ipotesi di interessi edificatori, visto che, in virtù di una legge nazionale, le aree verdi distrutte da roghi dolosi vengono automaticamente vincolate per almeno 10 anni, ovvero le aree del Parco Nazionale saranno comunque inedificabili, intoccabili, sino al 2027.

Incendi in Abruzzo, la taglia del sindaco

Nel frattempo arriva la prima taglia: il sindaco di Torricella Sicura, Daniele Palumbo, consegnerà 3mila euro a chi fornirà ‘informazioni utili a individuare la mano, o le mani, che si nascondono dietro i roghi’. Intanto l’Abruzzo brucia e oggi anche l’Eremo di Celestino V è a rischio distruzione.

La Regione Verde dei Parchi, celebrata anche con un concertone di Sting con 120mila persone a Pescara, non c’è più.

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