"Ammanettatemi. Ma non me ne andrò. E dove dovrei andare?". Già: dove dovrebbe andare la terremotata di anni 95, Giuseppina Fattori, da tutti conosciuta col nomignolo di Peppina, sfrattata e pure senza preavviso? La burocrazia ha mostrato il suo lato zelante e l'ha colpita, più del terremoto, per non aver espletato un iter e per la mancanza di autorizzazioni formali. La signora è stata buttata fuori dalla casetta di legno che le figlie avevano provveduto a farle costruire a San Martino di Fiastra in provincia di Macerata, nei luoghi colpiti l'anno scorso dal violento sisma, dove l'anziana ha trascorso 75 anni.
E dove era tornata, ultima abitante e unica guardiana di un paesino fantasma. Ma ieri, la brutta sorpresa: i carabinieri della forestale hanno sequestrato la casetta 'abusiva' e l'hanno sfrattata. Ha 15 giorni di tempo per andare via.
Blitz a sorpresa
Per fortuna che quando sono arrivati i carabinieri, c'era il genero Maurizio Borghetti, altrimenti Peppina si sarebbe ritrovata ad affrontare tutta da sola quei difficili momenti. Perché lei a essere cacciata dai suoi luoghi si sente morire. "Un'operazione infame e ignobile", l'ha definita sua figlia Agata. Per accelerare i tempi, la casetta è stata costruita senza concessione edilizia. Per questo, sulla casa gravava un'ordinanza di sgombero. Il sequestro era stato concordato tra carabinieri e familiari per lunedì pomeriggio.
E invece l'operazione, disposta dal tribunale di Macerata, è stata fatta con due giorni di anticipo: un blitz.
La vicenda
Lo scorso 26 ottobre dopo la forte scossa di terremoto con epicentro nel maceratese, le figlie Agata e Gabriella che ha scritto una lettera pubblica, hanno prelevato in tutta fretta la mamma che viveva da sola a San Martino, frazione di Fiastra, prima che vedesse la sua casa sbriciolarsi. Per 7 mesi la donna ha vissuto con loro, ma poi la nostalgia del suo borgo era così forte che ci è tornata adattandosi a vivere in un container, privo di servizi igienici, acqua ed elettricità. La famiglia ha provveduto a comprare un box sanitario, fare l'allaccio di acqua, elettricità, e telefono.
Ma con il caldo, il container era ugualmente invivibile. Allora, avendo un terreno privato, i familiari si sono attivati per costruirle una casetta di legno. E' iniziato l'iter in comune per il rilascio della concessione edilizia. Ma i tempi erano troppo lunghi. E siccome queste casette post sisma stavano sorgendo ovunque, con le rassicurazioni del sindaco, la famiglia ha avviato i lavori. La casa è sorta in tempi record e la pratica, a firma di un ingegnere, è stata prodotta in sanatoria al genio civile di Macerata. Ma ora quella pratica è ferma ed è scattato il sequestro. Proprio quando Peppina, dopo aver vissuto ad agosto nel container con temperature di 40 gradi, aveva finalmente ritrovato un po' di serenità e benessere nella nuova dimora tra gli amati monti.
Strani modi di combattere l'abusivismo edilizio
Commenta amareggiato Bruno Pettinari, il legale che assiste la famiglia: "non si combatte l’abusivismo edilizio imperante partendo da una casetta di legno ai piedi dei Monti Azzurri", ultima dimora di un’anziana. Ma se non interviene la Regione con una sanatoria, la struttura sarà demolita. Alla sua età Peppina, dopo aver lavorato duramente una vita intera, non si aspettava di essere trattata così, come fosse una "delinquente". Provata fisicamente, è ferma negli intenti e combattiva: "io da qui non me ne vado, voglio morire qui", protesta. Al suo fianco, si sono mobilitati amici e conoscenti, sono nati comitati spontanei, e lunedì ci sarà un sit in al grido di "SalviamoPeppina".