Sembrano tante formichine, su e giù per le scale, a portare, con le mani, cattedre, lavagne, banchi, addirittura anche il palo di ferro con il nome della Scuola. Peccato che quelle formichine impegnate nel trasloco delle attrezzature della scuola non siano operai assunti da una ditta di traslochi e pagati per il proprio lavoro, ma siano gli studenti stessi dell’Istituto, alcuni anche minorenni, soprattutto usati, non si sa bene autorizzati da chi, senza l’adozione di alcuna misura di sicurezza. Non hanno guanti, ma lavorano a mani nude; non indossano scarpe antinfortunistica, ma delle scarpette da ginnastica, alla moda sicuramente, ma inidonee; e soprattutto non sono coperti da alcuna assicurazione.

Succede a Pescara e gli orgogliosi protagonisti della vicenda sono gli studenti del Liceo Scientifico ‘Da Vinci’.

'Caso scuola', niente sede per il Liceo 'Da Vinci'

La vicenda parte dalle difficoltà logistiche del liceo pescarese: fra tre giorni, il 9 settembre, ripartono le lezioni, ma lo scientifico ‘Da Vinci’ non ha uno spazio in cui sistemare 210 studenti, dieci classi in tutto. Satura la moderna e bella sede centrale nella zona colli-residenziale della città, sino a due anni fa la Provincia di Pescara aveva preso in affitto un edificio nel quartiere Porta Nuova, da cui però il liceo è stato sfrattato a fine 2015. Nel 2016 i ragazzi hanno condiviso gli spazi con il Liceo Classico ‘d’Annunzio’ sino a quando i due dirigenti delle due scuole si sono accapigliati finendo con un divorzio.

E quest’anno sembrava che il problema fosse stato risolto: anche se il Liceo è competenza della Provincia, il Comune di Pescara-sindaco Alessandrini si è fatto avanti per risolvere personalmente il problema, destinando alla scuola una struttura di proprietà comunale, sempre a Portanuova, ex sede del Quartiere, dove, in occasione dello sfratto da via Brandano, il liceo era stato anche autorizzato a usare alcune stanze come magazzino per il deposito di lavagne, scrivanie e strutture in esubero.

'Caso scuola', gli studenti usati come operai

Ma le scuole a Pescara aprono fra tre giorni e la nuova succursale del liceo non è pronta: i lavori di adeguamento non sono neanche cominciati, forse il 18 settembre partono, ma il forse è obbligatorio visto che il sindaco Alessandrini non ha neanche fatto l’aggiudicazione provvisoria.

Ma il peggio doveva ancora venire: dovendo aprire il cantiere, le stanze-magazzino comunque andavano svuotate da lavagne, cattedre, banchi, sedie, armadi, archivi di metallo e dalle carte, tante carte, vecchi registri scolastici, faldoni con pagelle e voti degli studenti, faldoni accatastati per terra con tanto di dati sensibili alla portata di tutti. E le operazioni di sgombero sono cominciate stamattina, sotto gli occhi stupiti di due consiglieri comunali, Fabrizio Rapposelli e Guerino Testa, e un consigliere regionale, Lorenzo Sospiri che sul posto avevano convocato una conferenza stampa per denunciare i ritardi delle due amministrazioni: peccato che a fare materialmente il trasloco non sia stata una impresa addetta ai traslochi, regolarmente pagata dal Comune, dalla Provincia o dalla scuola.

Sul posto a fare lo sgombero e il trasloco erano gli stessi studenti, molti dei quali minorenni. Assenti i docenti, assente il dirigente Giuliano Bocchia, assente un qualunque coordinatore dei ragazzi. Con loro presenti alcuni collaboratori scolastici, i vecchi ‘bidelli’, loro sì equipaggiati con scarpe antifortunistica, guanti e anche carrelli. E mentre gli studenti scaricavano le cattedre dal secondo piano della struttura con l’uso di mani e spalle, i collaboratori scendevano con carrelli e ascensore.

'Caso scuola', le proteste dei bidelli

“Siamo dei volontari – ha spiegato lo studente Edoardo Pisano, lui maggiorenne -. Ci hanno chiesto di metterci a disposizione e siamo venuti a dare una mano”.

Sì, ma chi ve lo ha chiesto, chi vi ha autorizzato a lavorare in quella che è a tutti gli effetti un’area di cantiere? E se qualcuno di voi si fa male mentre portate un armadio, che succede? “Ognuno di noi è responsabile per sé”, ha risposto Edoardo replicando alle domande del consigliere Sospiri. Nobile, ma peccato che nelle scuole le norme dicano altro. “E se non possono farlo gli studenti, allora neanche io. Io sono un collaboratore scolastico – si è lamentato Bruno De Simone, dipendente del liceo scientifico -, mica faccio il facchino. Mi hanno chiesto di fare cose non previste dal mio contratto di lavoro”. E ha ragione, ma almeno lui, il dipendente, è pagato ed è assicurato, in caso di infortunio gode dei propri diritti.

Gli studenti no e ci si chiede se le famiglie sapessero che i figli, ragazze comprese, stamane stavano facendo i facchini per la propria scuola senza alcuna copertura.

'Caso scuola', le reazioni politiche

Intanto fuori dai cancelli il materiale è stato caricato su un camion e un furgone: il camion era privo di indicazioni. Sul furgone c’era una scritta, MDM arredamenti, e a guidarlo è stato Alessandro Pisano, padre dello studente Edoardo, anche lui “presente per dare una mano”. “Ovviamente andremo sino in fondo a questa vicenda”, hanno sottolineato i tre consiglieri che vogliono capire come dall’autogestione scolastica si sia passati all’autotrasloco che potrebbe avere pesanti conseguenze sulla dirigenza scolastica.