Gli hanno salvato la vita i medici del Sant’Orsola. In uno degli ospedali più famosi e importanti di Bologna a migliaia e migliaia di chilometri di distanza da dove è nato e ha vissuto per diversi anni, ovvero in Mali in piena africa. E’ il piccolo miracolo accaduto a Boire, un ragazzo che fin da piccolo non riusciva a capire perché non riusciva a correre e a sollevare pesi come gli altri suoi coetanei. A lui veniva subito un forte dolore al petto che gli impediva di continuare a muoversi velocemente e a fare gli sport insieme con gli altri, come gli sarebbe piaciuto e come avrebbe voluto.

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Purtroppo Boire soffriva di una malattia di ipertensione polmonare molto grave, ma lui non ne era al corrente e nel suo paese non avevano le conoscenze necessarie per diagnosticare un male considerato oscuro, in Mali.

Il giovane, nonostante i problemi alla salute, tenta di fare la grande traversata

Così Boire, all'età di 19 anni, ha deciso di abbandonare, pur con grande dolore, il Mali e di attraversare il deserto, rischiando di morire in una prigione in Libia, poi finalmente entrare in un barcone, raggiungere l'isola di Lampedusa e quindi venire accolto in un campo profughi in Veneto, nella provincia di Belluno.

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Fin qui, un percorso simile a quello di tanti altri giovani africani che cercano di fuggire dalla fame e dalle guerre, dalla povertà e di conseguenza dalle malattie. Fortunatamente, però, succede qualcosa. Da vicino a Belluno, i medici che frequentano il centro profughi capiscono che i suoi polmoni hanno qualcosa di grave che non va e porgono il giovane 19enne all’attenzione dell’equipe del Sant’Orsola di Bologna. Un gruppo di medici di livello internazionale che riescono a operarlo e a restituirlo a una vita normale.

Anche se sono gli stessi dottori a dire che è stato quasi un miracolo riuscire a salvare una persona che ha sofferto tanti momenti difficili aggravati dal suo stato di salute. Avrebbe potuto facilmente precipitare in un infarto o un arresto cardiaco, ma al giovane del Mali non è accaduto.

Boire ora è felice anche se non sa cosa potrà fare nel suo futuro

Il 23 novembre i medici del Sant'Orsola gli hanno salvato la vita grazie pure al fatto che un caso simile, così raro, era apparso poco tempo fa su una rivista internazionale dando indicazioni preziose su come curarlo.

Ora Boire è salvo e felice anche se non sa ancora bene come e cosa potrà fare in futuro in un paese così lontano dal suo Mali.

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