L’Università di #Sassari perde i pezzi. Tre dei suoi dipartimenti, ossia le strutture che hanno sostituito le facoltà dopo la riorganizzazione avvenuta con la legge legge 240/2010 e attivi dal 1° gennaio 2012 infatti hanno cessato o cesseranno tra pochi giorni la loro breve esistenza.

L’UNISS prima e dopo la riforma

L’Università di Sassari, che ha festeggiato pochi anni fa i suoi i suoi 450 anni; prima della riforma universitaria attuatasi nel 2012, era composta da 11 facoltà: Agraria, Architettura, Economia, Farmacia, Giurisprudenza, Lettere e filosofia, Lingue e letterature straniere, Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Scienze matematiche, fisiche e naturali e infine Scienze politiche; cui si univano i 25 dipartimenti che raggruppavano i docenti per afferenza disciplinare.

Con la riforma voluta dall’allora ministra Mariastella Gelmini e diventata attuativa nei 2012, i vecchi dipartimenti andavano a cessare e con loro le facoltà che si trasformavano nei nuovi dipartimenti che originariamente erano 13: Agraria; Architettura, Design e Urbanistica; Chimica e Farmacia; Scienze Economiche e Aziendali; Giurisprudenza ; Medicina Clinica e Sperimentale; Medicina Veterinaria; Scienze Biomediche; Scienze Chirurgiche, Microchirurgiche e Mediche [VIDEO]; Scienze della Natura e del Territorio; Scienze Politiche, della Comunicazione e Ingegneria dell'Informazione [VIDEO]; Scienze Umanistiche e Sociali; Storia, Scienze dell'Uomo e della Formazione.

Per formarsi, a questi dipartimenti dovevano aderire almeno 40 docenti tra prima fascia, seconda fascia e ricercatori. Per mantenersi, questi non dovevano scendere sotto i 35.

La diaspora dei docenti e la chiusura dei dipartimenti

È il magnifico rettore Massimo Carpinelli a spiegare le ragioni che hanno portato alla chiusura di tre dipartimenti: due effettive e una che si concretizzerà il 1° gennaio 2018, e per tutti la motivazione è la stessa: esiguità dei docenti. Ma mentre per due dipartimenti la chiusura è stata quasi indolore e annunciata: Scienze chirurgiche [VIDEO] e Scienze della natura e del territorio; così non è per il dipartimento di Scienze Politiche, comunicazione e ingegneria dell'informazione (POLCOMING); che non ha mancato di creare stupore, misto a ovvio dispiacere, negli ambienti accademici. Il rettore lamenta che la chiusura si sia resa necessaria anche a causa del fatto che la Regione Sardegna non abbia aiutato l’ateneo ad attivare proprio quel corso di Ingegneria dell’informazione che si sarebbe dovuto rivelare fiore all’occhiello della facoltà, e che è andata via via perdendo i suoi afferenti che hanno migrato verso altri dipartimenti.

Al momento infatti vari gruppi di insegnanti, quali gli informatici, stanno cercando ubicazione; con il rettorato che sta lasciando il più possibile libertà di scelta prima di intervenire de imperio.

Quale futuro per gli studenti?

Il rettore si è anche mosso per tranquillizzare gli studenti. I corsi di laurea al momento attivi ovviamente non verranno toccati, la conclusione del percorso di studi infatti sarà garantita a tutti gli iscritti che potranno così conseguire la laurea. Resta ora da capire se i corsi verranno attivati nel prossimo anno accademico per le nuove iscrizioni e a quale dipartimento faranno afferenza al pari degli studenti regolarmente immatricolati. #Università