Un’inchiesta dell’Associated Press punta i riflettori sulle conseguenze di quella che Amnesty International, nel suo ultimo rapporto, definisce “una campagna sistematica” da parte dei militari birmani per espellere dal Myanmar la minoranza musulmana dei Rohingya. Infatti dal 25 agosto 2017 quasi 600.000 tra uomini e donne sono fuggiti in Bangladesh. Le storie che raccontano i Rifugiati rivelano una drammatica verità: i numerosissimi stupri compiuti dai soldati. “Nelle nostre 15 strutture già 94 donne hanno richiesto cure legate in qualche modo alla violenza sessuale – spiega una responsabile dei campi di accoglienza – molte di loro ci hanno raccontato quanto avvenuto prima di attraversare il confine”.
Gli abusi dei militari
Si tratta di storie drammatiche, descritte non solo dalle vittime, che fanno capire che fino a questo momento è venuta alla luce solo una piccolissima percentuale dei casi. Dai racconti si evince che le violenze contro le donne da parte dei militari birmani sono state metodiche e ripetute nel tempo. Per portarle all’attenzione dell’opinione pubblica l'agenzia di stampa Associated Press ha intervistato 29 rifugiate tra i 13 e i 35 anni, ora ospiti del campo profughi di Kutupalong in Bangladesh. Le giovani hanno acconsentito di parlare, rimanendo però a volto coperto e senza rivelare il proprio nome. Così il mondo ha potuto conoscere le loro esperienze, intrise di violenza e disperazione.
Sono resoconti crudi e terribili: “Mi hanno portato verso la risaia e lì mi hanno fatto tutto quello che volevano – racconta la prima intervistata – uno mi teneva ferma mentre l’altro mi violentava”.
Le drammatiche testimonianze
Un’altra delle vittime si sofferma sulle modalità di questi veri e propri raid punitivi: “Una cinquantina di militari sono entrati nel villaggio e ci hanno circondati – spiega la testimone – si fermavano davanti alle porte di casa a gruppi di tre, entravano per poi fare uscire le ragazze più giovani”. Poi sono iniziate le violenze: “Alcuni di loro sono venuti verso di me e mi hanno picchiato – continua la rievocazione del proprio dramma – mi hanno ferito con i coltelli, tappato la bocca e coperto gli occhi; poi quando non potevo più muovermi mi hanno stuprato”.
La donna rivela di aver pensato di non farcela: “Sembrava volessero spazzarci via dalla terra, ma Allah ci ha salvate – conclude – credo che non vogliano nessun Rohingya vivo”. Un’altra giovane racconta la reazione del marito dopo le diverse violenze da lei subite: “Ha minacciato di abbandonarmi; mi lascerà perché mi hanno violentato dei non musulmani”. E poi c’è la storia più drammatica, quella di F., sorpresa dai militari mentre dormiva con il marito, sposato da un mese. L’uomo, costretto ad assistere agli abusi sulla moglie, ad un certo punto è riuscito a liberarsi e a urlare. Ma i soldati l'hanno ucciso a bruciapelo davanti agli occhi della donna, prima di incendiare l’abitazione. Due mesi dopo quella orribile notte F. ha scoperto di essere incinta.