Recentemente ha fatto discutere una nuova, controversa proposta di amazon. Come riportato da "Rai News", l'azienda di e-commerce vorrebbe introdurre dei braccialetti elettronici destinati ai lavoratori impiegati nei magazzini della multinazionale fondata da Jeff Bezos. Questo progetto è andato incontro a numerose critiche, in Italia e nel mondo, e di recente è intervenuto anche il garante della privacy Antonello Soro. Questi, ai microfoni di Radio Radicale, ha chiaramente affermato che l'ipotesi del braccialetto elettronico è palesemente in contrasto con l'ordinamento di protezione dei dati vigente attualmente in Italia e nell'Unione Europea.

L'intervento del Ministro dello Sviluppo Calenda

Tra le personalità pubbliche nettamente contrarie all'introduzione del braccialetto elettronico, vi è anche l'attuale ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Come riportato da un articolo pubblicato dall'agenzia giornalistica Ansa, il politico romano ha affermato che l'idea del braccialetto non si concretizzerà mai in Italia, e che gli unici braccialetti che verranno prodotti nel nostro Paese saranno quelli della gioielleria nazionale.

Il ministro dello Sviluppo economico ha parlato della sua ferma opposizione all'introduzione del braccialetto di controllo a distanza dei lavoratori, al termine di un'incontro avvenuto con la stessa Amazon presso la sede del Ministero che dirige.

L'attacco di Di Maio al Partito Democratico e al Jobs Act

Le affermazioni del ministro Carlo Calenda non sono affatto piaciute al candidato Premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio. Stando a quanto riportato da diverse testate giornalistiche, l'ex vicepresidente della Camera ha sostenuto che l'opposizione del Partito Democratico all'imposizione del braccialetto elettronico brevettato da Amazon sarebbe decisamente "incoerente" e "ipocrita".

Entrando nello specifico delle sue dichiarazioni, per Di Maio sarebbe stato proprio il PD ad autorizzare, di fatto, l'introduzione di dispositivi che controllano i lavoratori anche a distanza, e ciò sarebbe avvenuto tramite l'approvazione del Jobs Act.

Le affermazioni dell'esponente del partito di Beppe Grillo sono state duramente contestate dal Ministero del Lavoro, che ha sostenuto che le dichiarazioni del politico del Movimento 5 Stelle non corrispondono assolutamente a verità, poiché in merito al Jobs Act si è intervenuti per adeguare la normativa presente nello Statuto dei lavoratori all'attuale progresso tecnologico.