Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una crisi economica In Italia che si traduce in una miriade i casi di disoccupazione. Ma non altrettanti casi sono seguiti dal suicidio. Alcuni ci sono e sono legati a motivazioni economiche: padri che perdono lavoro e non possono mantenere più la propria famiglia sono costretti a togliersi la vita perché è meno grave del perdere la dignità. Il lavoro nobilita l’uomo, ma cosa succede se gli viene privato?

Sono rari i casi di suicidio che conseguono un licenziamento. Prima il suicidio era collegato alla sfera privata degli individui: la famiglia non si accorgeva di niente.

Vanno via così, senza lasciare tracce del loro dolore e motivazione. Al giorno d’oggi, invece, il campo si allarga raggiungendo anche la perdita del lavoro e l’incertezza di non poter tirare avanti fino a fine mese. Si hanno aspettative di vita che non corrispondono più all’odierna realtà. Oggigiorno, ai giovani viene insegnato che per sopravvivere il lavoro è l’elemento principale e l’unico pilastro sul quale fondare la nostra vita. Ma quando questo gli viene negato emerge un senso di insoddisfazione personale che in molti casi può portare anche alla depressione. Non solo, la perdita del lavoro scaturisce una serie di meccanismi a catena: perdita dell’autostima, il rispetto da parte degli altri, l’insorgenza di atteggiamenti dannosi nei confronti della salute come l’abuso eccessivo di alcol e fumo.

Gli stati emotivi negativi sono inoltre accompagnati da uno stato perenne di delusione caratterizzato dall’idea di essere una vittima della situazione che ha subito una grave prevaricazione a cui seguono sentimenti di vergogna, aggressività e di vendetta.

La ricerca psicologica - La condizione socioeconomica e i fattori biologici

Le persone producono una risposta emotiva coinvolgendo anche il sistema nervoso e i neurotrasmettitori quali la dopamina e la serotonina. Sicuramente i fattori genetici svolgono un ruolo importante determinare le differenze fra gli individui. Di recente un gruppo di ricercatori ha preso in considerazione un fattore completamente diverso: le differenze del funzionamento della serotonina che hanno origine dalle diversità nella loro condizione socioeconomica.

Nei quartieri economicamente disagiati ma anche nei singoli casi è stato riscontrato che ci sono livelli di stress quotidiano più alti. La ricerca ha messo in evidenza che la disparità socioeconomica può influenzare addirittura la neurobiologia degli individui che ne fanno parte. Questo significa che gli effetti riportati dalla disoccupazione si traducono in prevalenza di disturbi psichiatrici o comportamentali associati al funzionamento serotoninergico sregolato, come la tendenza alla depressione, all’aggressività o al suicidio.